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<channel><title><![CDATA[Pierluigi Casa - appunti di viaggio]]></title><link><![CDATA[http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio]]></link><description><![CDATA[appunti di viaggio]]></description><pubDate>Fri, 20 Jun 2025 19:39:35 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[December 27th, 2023]]></title><link><![CDATA[http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/december-27th-2023]]></link><comments><![CDATA[http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/december-27th-2023#comments]]></comments><pubDate>Wed, 27 Dec 2023 21:47:42 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/december-27th-2023</guid><description><![CDATA[&#8203;ETIOPIA 2003In vari anni dal 2003 ho percorso il tutto il nord e il sud dell'etiopia visitando anche Gondar, Axum, La Libela e la Valle dell'OmoLIBIA 2008Indimenticabile &egrave; stato il deserto della Libia percorso insieme a Motociclisti e altri fuoristrada fatto poco prima della caduta del regime di GeddafiMAROCCO 2009Sempre in questi anni con tre Range Rover ultraventennali accompagnato da due ex piloti della Parigi-Dakar ho ripercorso lo stesso itinerario attraverso le piste del Maro [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph"><strong>&#8203;ETIOPIA 2003</strong><br /><br />In vari anni dal 2003 ho percorso il tutto il nord e il sud dell'etiopia visitando anche Gondar, Axum, La Libela e la Valle dell'Omo<br /><br /><br /><strong>LIBIA 2008</strong><br /><br />Indimenticabile &egrave; stato il deserto della Libia percorso insieme a Motociclisti e altri fuoristrada fatto poco prima della caduta del regime di Geddafi<br /><br /><br /><strong>MAROCCO 2009</strong><br /><br />Sempre in questi anni con tre Range Rover ultraventennali accompagnato da due ex piloti della Parigi-Dakar ho ripercorso lo stesso itinerario attraverso le piste del Marocco con andatura turistica pernottando negli stessi bivacchi seguendo le tracce con i punti GPS dei vecchi rally-raid.<br /><br /><strong>Transafrica dal 2011 al 2023</strong><br /><br />Inizi&ograve; comprando su internet un vecchio Toyota HDJ 80 con la guida a destra su internet , mio obiettivo era di partire da Roma e arrivare a Cape Town in Sud Africa.<br />Purtroppo pochi giorni prima della partenza si scaten&ograve; la " Primavera Araba" e dovetti cambiare programma. A Settembre imbarcai la macchina a Genova e la spedii a Gibuti. Il viaggio a tappe cominci&ograve; da l&igrave; e termin&ograve; con il sequesto del toyota in Zimbabwe dopo 12 anni. Durante questi anni traversai Gibuti, Etiopia, Kenya, Tanzania, Ruanda, Uganda, Zambia, Malawi, Mozambico, Sud Africa, Lesotho, Swaziland, Namibia, Botswana, Zimbabwe. In tutto 80mila km di Africa&nbsp;<br /><br /><br /><br /><strong>MAURITANIA 2015</strong><br /><br />Nel 2015 sempre con fuoristrada abbiamo fatto accompagnati da scorta armata tutto il deserto e la costa della Mauritania&nbsp;<br /><br /><br /><strong>COLORADO, NEW MEXICO, ARIZONA, UTAH, MONTANA 2018</strong><br /><br /><br /><strong>ALASKA 2020</strong></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[ERITREA 2007]]></title><link><![CDATA[http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/eritrea-2007]]></link><comments><![CDATA[http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/eritrea-2007#comments]]></comments><pubDate>Tue, 09 Jan 2018 05:23:53 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/eritrea-2007</guid><description><![CDATA[&#8203;Dal 2008 il dott. Pierluigi Casa ha iniziato il periplo dell'Africa partendo dall'Italia. in tale impresa di Viaggiatore sta utilizzando un Toyota ultraventennale. In questo modo ha potuto unire la passione dei viaggi alla scoperta di usi e costumi che stanno scomparendo alle attivita' umanitarie che sempre sono presenti durante i suoi viaggi. Normalmente quando parte porta con se aiuti umanitari e di primaria necessita' che raccoglie in Italia e distribuisce alle missioni che incontra du [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph">&#8203;<span style="color:rgb(34, 34, 34)">Dal 2008 il dott. Pierluigi Casa ha iniziato il periplo dell'Africa partendo dall'Italia. in tale impresa di Viaggiatore sta utilizzando un Toyota ultraventennale. In questo modo ha potuto unire la passione dei viaggi alla scoperta di usi e costumi che stanno scomparendo alle attivita' umanitarie che sempre sono presenti durante i suoi viaggi. Normalmente quando parte porta con se aiuti umanitari e di primaria necessita' che raccoglie in Italia e distribuisce alle missioni che incontra durante i viaggi. Spesso presta la sua opera di pediatra nelle missioni. Normalmente viaggia da solo o al massimo con uno o due amici che lo accompagnano.&nbsp;</span><br />Le difficolta' che si incontrano riguardano soprattutto la comunicazione, la logistica, la preparazione del viaggio, i percorsi da seguire, le precauzione e le informative per viaggiare in sicurezza e il ricovero del mezzo nei lunghi periodi in cui risiede in Italia.<br /><br /><br />Tutto cominci&ograve; quasi per caso, allorch&egrave; un caro amico, noto odontaiatra di Firenze, mi disse:<br /><br />Vorrei entrare in Eritrea pasando da Djibouti. Ho un mio vecchio toyota da tre anni gi&ugrave;. Abbiamo provato gi&agrave; due volte, ma siamo stati rispediti sempre indietro. Ti va di accompagnarmi?<br /><br />Risposi: proviamoci, se non riusciamo a passare da OBOCK (citta' di confine tra Djibouti ed Eritrea e punto di partenza dei migranti africani verso lo Yemen)) e non ci fanno entrare, giriamo a sinistra e ci facciamo l'Etiopia.<br /><br />Per oltre un anno cercammo informazioni andando a visitare diplomatici eritrei, feste etniche e anniversari vari. Ci hanno dato consigli anche alcuni imprenditori italiani che avevano interessi in loco.<br /><br />A Novembre 2007 Partiamo, arrviamo a Djibouti e l&igrave; iniziarono le prime dificot&agrave;. Il Toyota dopo due anni che non era stato utilizzato, aveva di tutto: la frizione che non funzionava, problemi alla pompa d'alimentazione, la trasmissione; insomma non si poteva partire. A complicare tutto non avevamo i permessi ed erano circa 25 anni che nessuno era passato con visto turistica da Djibouti all'Eritrea. Unico dato positivo: sapevo che in quel periodo di relativa pace, ogni mese, qualche raro Camion passava attraverso quella frontiera.<br /><br />La fortuna aiuta gli audaci: Sandro aveva un suo amico d'infanzia che aveva un grande cantiere nella capitale . Ci diede a disposizione i suoi meccanici e la macchina in breve fu riparata. A completamento di tutto avevamo il Direttore della sua Societ&agrave; che era stato compagno di scuola dell'allora ambasciatore eritreo in Djibouti. In un giorno avevamo il visto turistico. Eravamo i primi europei dopo 25 anni che potevano attraversare quella frontiera.<br />In breve, dopo 5 giorni dal nostro arrivo in Africa riuscimmo a partire per il nord.<br /><br /><br />La prima notte dormimmo in un lodge con chalet molto spartani a OBOK. Era gestito da &nbsp;<strong><font color="#000000">ABDULKADIR</font></strong><font color="#ff0000">&nbsp;</font>un ex guerrigliero eritreo che si era convertito al turismo (vedi foto 1). Simpaticissimo ci accolse e ci fece cenare con spaghetti e altri cibi locali. Dopo un ottimo bagno nella baia antistante, fatta una doccia ripartimmo.&nbsp;<br />Facemmo cica 150 km di terra di nessuno, non trovammo controlli ne' in uscita da Djibouti ne' in entrata in Eritrea. In Eritrea facemmo dogana ad ASSAB, un porto che fino a qualche anno prima era molto attivo (era lo sbocco al mare dell'Etiopia), poi in seguito alla guerra tra le due nazioni confinanti era caduto in rovina e in disuso. Cercammo anche il monumento eretto in memoria di Giuseppe Maria GIULIETTI, famoso Garibaldino, Geografo ed esploratore. ma non lo trovammo; infatti gli inglesi, dopo la nostra sconfitta, lo avevano rimosso.<br />Nel corso di questo trasferimento attraversammo in Sultanato di RAHEITA. Dal nome e dalla mia immaginazione, sapendo che era un porto franco, pensavo fosse una sorta di Principato di Monaco. Mi sbagliavo: il confine era delimitato da un filo spinato arrugginito con appese delle buste di plastica in via di disfacimento. Servivano a far vedere che c'era un posto di blocco. Da una capannina di legno con tetto in lamiere uscirono due militari che, dopo aver guardato i documenti nostri e della macchina ci fecero passare. Traversammo quel deserto inospitale sotto un sole e un caldo che difficilmente posso dimenticare. Dopo pochi chilometri e valicammo nuovamente il confine. Eravamo in Eritrea.<br />Ad Assab, andammo all'ufficio per l'immigrazione e facemmo le pratiche necessarie. Prendemmo come guida un funzionario giovane, sveglio e gentile che ci fece anche da lasciapassare per tutto il viaggio. fu una scelta risolutiva, ci appiano' tutte le difficolta' del viaggio e ci permise di dormire nei campi militari in massima sicurezza.<br />Il giorno dopo arrivammo a BERAISOLE &nbsp;(Vedi foto con tende), una baia splendida dove mettemmo le tende in riva al mare e passammo una notte indimenticabile. Preparammo i giacigli e andammo a dormire io nel sacco a pelo, Sandro con mio stupore lo vidi uscire dalla tenda con un pigiama di seta rosso bordeaux e un fazzoletto di lino nel taschino. Poi mi disse che se nei viaggi non dormiva con il pigiama di seta avrebbe passato la notte insonne.<br /><br />Da li' risalimmo attraverso la Dankalia eritrea passando attraverso strade di lava impercorribili anche a piedi, se si usciva fuori pista per km e km si poteva solo saltare tra un sasso lavico e l'altro affilati come cocci di bottiglie. Il tutto per decine di km attraverso vulcani spenti che si stagliavano all'orizzzonte coperti da un mare di lapillo bruciato dal sole che contrastava con l'azzurro del mare delle Isole Dalak. In quattro giorni costeggiammo il bel mare eritreo e arrivammo a Massawa. Un posto splendido con un fascino indescrivibile, ma dall' aspetto spettrale. Era praticamente desertificato rispetto agli anni del suo massimo splendore. Riparammo una gomma (vedi foto di Massawa e del gommista) e partimmo alla volta di Asmara. Iniziammo a salire sull'altipiano passando per il Sacrario di DOGALI dove nel 1887 furono massacrati dagli etiopici il COLONNELLO DE CRISTOFORIS insieme a 548 militaria italianiI. In Ricordo rimane una Stele con il nome e anno della battaglia (vedi foto). Dall'alto della collina spaziava la vallata dove furono circondati e uccisi i nostri soldati. Fu una sensazione molto forte come anche i resti della fuinicolare da noi costruita che collegava Massawa con Asmara. Era un gioiello d'ingegneria dell'epoca. Quando perdemmo la guerra fu letteralmente rapinata dagli inglesi che la smontarono e la trasferirono in India.<br />Finalmente arriviamo ad Asmara, il toy stava esalando gli ultimi respiri al punto che la salita finale che ci porto' in citta' dovemmo farla con le ridotte.<br />Nella capitale eritrea avemmo modo di vedere il cinema impero, la casa d'italia e la basilica cristiana-ortodossa.<br />Giorni dopo, quando venne il momento di rientrare eravamo esausti e non ce la sentivamo di rifare la strada dell'andata in soli tre giorni.<br />Andammo all'Ambasciata Italiana, dicemmo che si era rotta la macchina (non era vero) e che non potevamo rientrare con il nostro mezzo.&nbsp;<br />Molto gentilmente fecero una Nota Verbale in cui si spiegava al governo eritreo il problema, affidammo la macchina a un meccanico eritreo/italiano e ripartimmo alla volta di Djibouti e Italia.<br />Per farla breve per disguidi vari il Toyota fu sequestrato e noi credo denunciati per immigrazione illegale. Eravamo diventati dei migranti clandestini. Penso che per il momento non sia igienico ne' per me, ne' per Sandro, rimettere piede in Eritrea</div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='878253223166005618-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='878253223166005618-imageContainer0' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='878253223166005618-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/beraisol-eritrea-1_orig.jpg' rel='lightbox[gallery878253223166005618]'><img src='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/beraisol-eritrea-1.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:-0%;left:0%' /></a></div></div></div></div><div id='878253223166005618-imageContainer1' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='878253223166005618-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/img-0454_orig.jpg' rel='lightbox[gallery878253223166005618]'><img src='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/img-0454.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:-0%;left:0%' /></a></div></div></div></div><div id='878253223166005618-imageContainer2' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='878253223166005618-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/img-0562-dogali_orig.jpg' rel='lightbox[gallery878253223166005618]'><img src='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/img-0562-dogali.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:-0%;left:0%' /></a></div></div></div></div><div id='878253223166005618-imageContainer3' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='878253223166005618-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/img-1579_orig.jpg' rel='lightbox[gallery878253223166005618]'><img src='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/img-1579.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:-0%;left:0%' /></a></div></div></div></div><div id='878253223166005618-imageContainer4' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='878253223166005618-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/lodge-abdulkadir_orig.jpg' rel='lightbox[gallery878253223166005618]'><img src='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/lodge-abdulkadir.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:-0%;left:0%' /></a></div></div></div></div><div id='878253223166005618-imageContainer5' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='878253223166005618-insideImageContainer5' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/img-0421_orig.jpg' rel='lightbox[gallery878253223166005618]'><img src='http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/img-0421.jpg' class='galleryImage' _width='400' _height='300' style='position:absolute;border:0;width:100%;top:-0%;left:0%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Etiopia 2001]]></title><link><![CDATA[http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/etiopia-2001]]></link><comments><![CDATA[http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/etiopia-2001#comments]]></comments><pubDate>Mon, 30 Jul 2001 07:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[appunti di viaggio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/etiopia-2001</guid><description><![CDATA[Viaggio nella preistoria lungo la valle del fiume Omo per cercare i nipoti di Lucy)Roma, 30 luglio 2001. Mi viene a trovare Pierpaolo Quercioli, un mio caro amico. E'medico come me, ma fa l'oculista tra Siena e Roma.Mentre andiamo a prendere un aperitivo al bar dell'Aeroporto dell'Urbe mi dice: mi ha telefonato mio cugino Michele Cannizzaro da Addis Abeba chiedendo di accompagnarlo nel sud dell'Etiopia al confine tra il Sudan e il Kenya, nella valle del fiume Omo. Non &egrave; una missione umani [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph"><strong style="color:rgb(63, 63, 63)">Viaggio nella preistoria lungo la valle del fiume Omo per cercare i nipoti di Lucy)</strong><br /><span style="color:rgb(102, 102, 102)">Roma, 30 luglio 2001. Mi viene a trovare Pierpaolo Quercioli, un mio caro amico. E'medico come me, ma fa l'oculista tra Siena e Roma.</span><br /><br /><span style="color:rgb(63, 63, 63)">Mentre andiamo a prendere un aperitivo al bar dell'Aeroporto dell'Urbe mi dice: mi ha telefonato mio cugino Michele Cannizzaro da Addis Abeba chiedendo di accompagnarlo nel sud dell'Etiopia al confine tra il Sudan e il Kenya, nella valle del fiume Omo. Non &egrave; una missione umanitaria come quelle che sei abituato a fare, ma non credo che sia molto diverso. Il posto &egrave; lontano, molto lontano. Le strade e i villaggi non sono segnati neanche sulla cartina geografica, sono posti molto isolati e ci si arriva solo dopo 4-5 giorni di fuoristrada tra piste e guadi inaccessibili per sei mesi l'anno.</span><br /><br /><span style="color:rgb(63, 63, 63)">Gli chiedo: non &egrave; per caso dove hanno trovato Lucy, la &ldquo;madre di tutti gli uomini&rdquo;, morta per cause sconosciute circa quattro milioni e mezzo d'anni fa?</span></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph">Non proprio, mi risponde, ma sicuramente troveremo i suoi pronipoti. Pare siano fermi all'et&agrave; della pietra; inoltre potremo vedere se &egrave; possibile portare aiuti sanitari o porre le basi per quel progetto di cura della cataratta oculare e prevenzione della cecit&agrave; infantile da Tracoma. Il fuoristrada &egrave; per cinque persone, oltre a mio cugino Michele, verr&agrave; un meccanico di sua fiducia e un mio amico d'infanzia. Si chiama Gianni de Tommaso e lavora alle dogane. Non &egrave; mai stato in Africa, ma ha fatto per molti anni lo Scout, &egrave; molto adattabile e simpatico. Ti ricordi? Siamo andati insieme con lui in volo turistico con l'aliante pilotato da Pietro Filippini sull'aviosuperfice di Torre Alfina vicino Orvieto<br /><br />Aeroporto di Fiumicino, domenica 19 agosto, ore 00.15.<br /><br />Siamo davanti al check-in dell'Etiopian Airline. Abbiamo una valigia, le tende e un piccolo bagaglio a mano contenente gli strumenti medici pi&ugrave; delicati, qualche farmaco e un regalo fragile per Michele. Molto meno peso del consentito. Dopo la consegna delle valige ci ferma un &ldquo;uomo bianco&rdquo; di mezza et&agrave; ricoperto da una sottile patina di sudore, con i vestiti verdi stropicciati e la barba non rasata da almeno due giorni. Dice di essere il responsabile della sicurezza. Si rivolge a Gianni e, con atteggiamento simile a quello di alcuni suoi colleghi corrotti che lavorano in diversi Paesi sottosviluppati, lo blocca.<br /><br />-Per motivi di sicurezza del volo, afferma, questo bagaglio non pu&ograve; passare, pesa almeno due kg pi&ugrave; del consentito.<br /><br />-Non si pu&ograve; chiudere e contiene cose molto fragili che per noi sono importanti, risponde imbarazzato Gianni.<br /><br />-C'&egrave; uno sportello riservato per le cose fragili e lo pu&ograve; chiudere con uno spago, vada allo sportello e risolver&agrave; tutto, conclude il tizio.<br /><br />Mentre Gianni se ne va sconsolato, visibilmente imbarazzate, le hostess di terra dell'accettazione, quasi a volersi scusare, dicono tra loro:<br /><br />E' la ventitreesima persona che questa sera viene mandata inutilmente l&agrave;.<br /><br />Passa quasi mezz'ora e vediamo tornare a passo svelto Gianni.<br /><br />-Sono andato dove avete detto e non c'era nessuno, dice con sottomissione.<br /><br />-Non importa, lo spedisca cos&igrave;, conclude il tizio, tanto sono sicuro che arriver&agrave; in Etiopia.<br /><br />Toglie il bagaglio dalle mani di Gianni e lo mette sul nastro trasportatore.<br />La piccola borsa indifesa se ne va e, promettendo tra noi denunce ed esposti, indispettiti e preoccupati in coro diciamo:<br /><br />-Speriamo che non sia un presagio.<br /><br />Inizia il viaggio!<br /><br />Dopo il panino al deuty-free, i giornali per Michele, il trenino &ldquo;spaziale&rdquo; senza conducente dell'aeroporto che ci porta al Satellite dell'imbarco, ritroviamo il &ldquo;tizio di prima&rdquo;. Sembra non vederci e forse per rimorso di coscienza ci fa passare.<br /><br />Si decolla. Dormiamo tre ore, poi la sveglia per la colazione e l'arrivo a Addis.<br /><br />Dal '94 &egrave; la quarta volta che ci ritorno. Migliora sempre.<br /><br />All'uscita dall'aeroporto vediamo un centinaia di persone in attesa.<br /><br />-Dovrebbe esser venuto qualcuno a prenderci, dice Pierpaolo.<br /><br />Non passa molto e vediamo emergere dalla folla un gigante alto due metri. E' Michele J !<br /><br />-Ciao dott. Quercioli - dice -, vi porto a casa, vi cambiate e prendiamo un caff&egrave;. Da questo momento sono il vostro &ldquo;Tour Operator&rdquo;!<br /><br />Andremo col mio Toyota che guider&ograve; personalmente, verr&agrave; con noi un meccanico. E' una sicurezza in pi&ugrave;. Proveremo a raggiungere la foce del fiume Omo sul lago Turkana. Andremo a trovare i discendenti diretti di Lucy. E' una delle donne pi&ugrave; anziane che conosco, una nostra parente, insomma. E' morta quattro milioni e mezzo di anni fa. L'hanno ritrovata abbastanza ben conservata pochi anni fa. Credo che non fosse molto alta e carina, ma indubbiamente ha del fascino! Da allora non &egrave; cambiato molto. I turisti sono arrivati l&igrave; da tre o quattro anni. Chi vive l&agrave; rimane isolato a causa delle inondazioni e delle piogge oltre sei mesi l'anno. Tutto ci&ograve; per loro &egrave; una ricchezza e una disgrazia! Sono liberi, ma non vivono pi&ugrave; di trenta o quarant'anni. Incontreremo i Mursi, le loro donne portano ancora il &ldquo;piattello labiale&rdquo;. Ci accoglieranno anche i Karo, gli Ahmer e i Dossembala. La strada me l'ha indicata un mio amico. Si chiama Maurizio. E' un italiano nato e vissuto in Etiopia. Conosce molto bene la valle del fiume Omo. Pensa che lo discende tutto con i gommoni facendo un rafting che dura 20 giorni.<br /><br />Compriamo al supermarket pi&ugrave; caro del mondo venti scatole tra sardine tunisine e tonno, trenta confezioni di pomodori pelati, tre scatolette di carne australiana, dieci chili di pasta, sei litri di vino etiopico, formaggini, acqua minerale e quant'altro per noi indispensabile e partiamo.<br /><br />Prima tappa. Lago Langano:<br /><br />Arriviamo nel pomeriggio, un po' in ritardo, ma non importa. Le lasagne mangiate nel ristorante a Ducreme sono buonissime. Le ha preparate Rosa. &Egrave; una signora etiopica. Ha sposato un italiano, ha imparato a cucinare italiano e ha aperto un ristorante. E' il migliore della zona.<br /><br />Ci accoglie Sonia, la moglie di Michele. Ceniamo, montiamo le tende e ci sediamo attorno al fuoco. Corrono a salutarci cantando e ballando i pastori del villaggio. Si uniscono a loro i bambini. E' festa. Non ho pi&ugrave; sonno, ma vado a dormire. E' la prima notte africana. Ci addormentiamo cullati dalle onde del lago. Una piccola brezza ci rinfresca, la luna e le stelle si nascondono a tratti dietro le nuvole che si rincorrono. Siamo in montagna ed &egrave; ancora la stagione delle piogge.<br /><br />Marted&igrave; 20 agosto, ore 06.00:<br /><br />Mannaggia i pesciolini (per non dire porcaputtana)!!!!!!!!!!!!!!! Piove e le tende sono piene d'acqua. Non abbiamo messo i picchetti e la pioggia tropicale ci ha inondati. Stiamo in piedi dentro la tenda per tenere forte le stecche. Il vento fa ondeggiare i nostri igloo che sembrano voler volare via. Per fortuna dopo mezz'ora &egrave; passato tutto.<br /><br />Asciughiamo e pieghiamo le tende e si parte. Destinazione Arbaminch. 500 km a sud di Langano, Ci si arriva dopo essere passati per Shishamani, la citt&agrave; dei Rasta.<br /><br />Negli anni &lsquo;60 l'Imperatore d'Etiopia Hail&egrave; Selassi&egrave;, detto anche Rafstajani and&ograve; in visita ufficiale in Giamaica. A memoria d'uomo era l'anno della pi&ugrave; grande siccit&agrave; e carestia mai esistita in quell'isola. Quando si affacci&ograve; dalla scaletta dell'aereo, inizi&ograve; una pioggia torrenziale che rappresent&ograve; la fine di un processo di desertificazione. Gli Indigeni avevano gi&agrave; da tempo iniziato a pregare e gli sciamani avevano predetto che quella catastrofe sarebbe finita quando un dio venuto dal cielo avrebbe portato la pioggia. Era fatta! Hail&egrave; Selassi&egrave; regal&ograve; un terreno alla comunit&agrave; giamaicana e nacquero i Rasta. Il loro profeta sar&agrave; il mitico Bob Marley e l'Etiopia sar&agrave; riconosciuta come il centro della terra.<br /><br />E' l'imbrunire, dopo una mangiata di chilometri e polvere, finalmente arriviamo all'hotel Bekele Molla di Arbaminch. Siamo sulla terrazza. Gianni De Tommaso sorseggia una coca cola sconvolto da visioni e spazi che il suo occhio non ha mai visto. Davanti ci sono i laghi Chamo e Abaya. Le luci rosse della torre di controllo dell'aeroporto sono l'unico segno di progresso che appaiono nel nostro orizzonte indefinito. Lo spazio sembra non finire mai. Un orizzonte che insegue l'altro attraverso montagne, laghi, foreste e savane senza mostrare altri segni oltre quelli che la natura ha creato milioni di anni fa. I due laghi che abbiamo davanti sono separati da un monte chiamato dell'Arcangelo Gabriele. Vuole la leggenda che sia stato l'Arcangelo a separarli. A questo punto rapiti dal paesaggio decidiamo di cenare in albergo. Il pesce di lago &egrave; buonissimo, ma la fatica pesa sulle spalle di Michele e Pierluigi che decidono di andare a dormire. Gli altri due amici decidono di fare una passeggiata per smaltire la cena e le lunghe ore di immobilit&agrave; sul fuoristrada.<br /><br />Mentre si allontanano lungo la strada che porta all'ingresso dell'Hotel., Pierpaolo chiede a Gianni le impressioni provate.<br /><br />( E' NOTTE, LA STRADA &egrave; BUIA E PIERPAOLO RACCONTA)<br /><br /><span style="color:rgb(102, 102, 102)">&ldquo;Non ho mai visto nulla di simile , devo ancora metabolizzare. Mi sembra di essere nel bel mezzo di un documentario di cose viste soltanto alla televisione&rdquo;, dice Gianni. &ldquo;La natura &egrave; stupenda e la gente trasmette un senso di amicizia e di ospitalit&agrave; che non avrei mai creduto. Non hanno nulla eppure ti guardano contenti anche di un sorriso, hai visto quella ragazza che oggi si &egrave; messa a gridare ai bordi della strada ?&rdquo;. &ldquo; Si&rdquo;, risponde Pierpaolo, &ldquo;era contenta e felice per il solo fatto che l'hai salutata. Probabilmente eri il primo europeo che ha visto in vita sua, &egrave; stato sorprendente vero?&rdquo;</span><br />Intanto chiacchierando proseguiamo sulla strada fangosa massacrati dalle zanzare che ci hanno preso di mira nonostante l'autan. Non ci sono lampioni, solo la luce di qualche chiosco ancora aperto sino a che non arriviamo da Rosa, un piccolo locale con annesso un ristorante.<br /><br /><span style="color:rgb(102, 102, 102)">&ldquo;Che si fa , si entra? Magari beviamo qualcosa e vediamo qualche ragazza carina?&rdquo; dico io&rdquo; perch&eacute; no?&rdquo; risponde Gianni che mi pareva anche lui apprezzare la bellezza etiope. Entriamo , il locale &egrave; piccolo, ma carino. Nel bar la televisione trasmette una serie di cantanti etiopici la cui musica non ci era poi male , ordiniamo due birre e cominciamo a falcare due belle ragazze etiopiche sedute accanto a noi. Ben ricambiati , ci guardiamo pensando su come &hellip;ed ecco che ci arrivano le birre. Le porta la proprietaria in persona , che ci chiede se siamo italiani. E' molto simpatica , ha sposato un italiano che faceva il camionista. Ha tre figli e diversi nipotini che vivono tra Bergamo e Padova , lei va a trovarli ogni anno , ma in Italia si annoia , non ha nulla da fare ed allora preferisce tenere aperto il suo locale .Tira fuori le foto dei figli , dei nipotini , si offre di procurarci a buon prezzo un battello per andare a vedere i coccodrilli sul lago Chamo. Intanto sono passati tre quarti d'ora e le nostre potenziali nuove amiche hanno gi&agrave; trovato la compagnia di due ragazzi etiopici meno imbranati di noi &ldquo; ce ne andiamo?&rdquo; &ldquo; eh si sono un po' stanchino &ldquo; e noi due , fave ! ci avviamo pian pianino verso l'hotel.</span><br /><br />Mercoled&igrave; 21 agosto, ore 10.00:<br /><br />Tutti i tour operatore che si rispettano fanno partire i loro clienti all'alba, ma il nostro Michele Cannizzaro &egrave; speciale: si dorme e si parte quando ci va. Tanto si arriva lo stesso e se non si vede proprio tutto sar&agrave; l'occasione per tornare ancora. Il dott. Pierpaolo Quercioli ,detto il cuoco, il doganiere- boy scout Gianni de Tommaso, detto il cambusiere, il meccanico Abebe, detto il maggiordomo, il &ldquo;pediatra di fama internazionale&rdquo; dott. Pierluigi Casa, detto il coordinatore, ma in realt&agrave; facente funzioni di scansafatiche sono pronti alla partenza.<br /><br />Mentre il nostro meccanico-maggiordomo-aspirante autista carica i bagagli, noi facciamo colazione con uova, succo di frutta e caff&egrave;.<br />&#8203;<br />-Pierluigi! Guarda quel babbuino!- Dice Pierpaolo- Non fa in tempo a finire la frase, che una femmina col suo piccolo in braccio salta veloce sul tavolo degli spagnoli a fianco, ruba un panino e se ne va.<br /><br />-Chiss&agrave; da chi hanno imparato, dice Gianni. Operazione riuscita conclude Michele.<br /><br />-Il Toyota &egrave; stracarico, i dieci quintali di carico si sentono e le balestre ne soffrono. Andremo piano e guider&ograve; sempre io, dice Michele.<br /><br />Lasciamo il lodge e Arbaminch. Il cielo &egrave; sereno. Non fa caldo. In lontananza si vedono truppe di militari che affollano le strade. Sono i veterani che hanno combattuto contro l'Eritrea. Sono migliaia. Chiss&agrave; cosa faranno ora che &egrave; finita la guerra. La maggior parte di loro viene da villaggi sperduti nella savana. Non sar&agrave; facile reinserirli! Povera Africa! Prima il traffico di schiavi, poi il colonialismo, ora il neo-colonialismo. Oltre 300 milioni di morti da quando hanno scoperto l'America!<br /><br />Dopo due ore di buona pista in terra battuta arriviamo a Konso. Hotel Saint Mary.<br /><br />-Mangeremo l&igrave; e al ritorno ci dormiremo pure, dice Michele.<br /><br />Il posto &egrave; un &ldquo;pelino rustico&rdquo;. Il bagno &ldquo;African Style&rdquo;. Per lavarsi le mani un bidone di acqua piovana. Lo chef &egrave; gentilissimo. Da mangiare Tips, Hangera, pesce, birra e acqua Ambo. Sul bancone del bar gli adesivi dei tour operator.<br /><br />-Anche qui quelli di &ldquo;Avventure nel mondo&rdquo;!, esclama sconsolato Gianni De Tommaso. Si guarda intorno mentre sul soffitto ondeggia un filo di nylon con la pubblicit&agrave; di Hat&ugrave;.<br /><br />-E' il simbolo della lotta all'AIDS, mormora tra s&eacute; pensieroso Pierpaolo.<br /><br />Rimontiamo in macchina, direzione Jinca, ultima citt&agrave; segnata sulla cartina. L&igrave; finisce anche la strada. Sono le 14.00 fa caldo. La macchina cammina bene, facciamo il primo guado. Michele &egrave; il miglior pilota di fuoristrada che ho conosciuto. Ha imparato a guidare facendo il giudice di rally africani e girando tra la Dankalia e la Somalia. Suo nonno aveva degli interessi a Gibuti e andavano spesso insieme.<br /><br />Dopo non pi&ugrave; di un'ora, si accende la spia della temperatura dell'acqua. Per fortuna che c'&egrave; il meccanico. Ci fermiamo all'ombra di un albero. Non passa molto e siamo circondati da una trib&ugrave; di bambini urlanti &ldquo; caramela, caramela, bon bon, fammi una foto, dammi un birr&rdquo;. Non sappiamo che fare: carezze, sorrisi. Regaliamo una matita. Non ne possiamo pi&ugrave;.<br /><br />-Le caramelle l'ha lui, fa pure le foto, esclama ghignando Pierluigi, indicando Pierpaolo.<br /><br />Come per incanto i bimbi si fermano. Si rivolgono a lui urlando ed esultanti e non lo lasciano pi&ugrave;.<br /><br />-Questa me la paghi, tra il divertito e l'arrabbiato, risponde Pierpaolo.<br /><br />Per fortuna era solo un contatto elettrico. Si accende la spia, si blocca il finestrino elettrico e il gasolio segna zero, ma tutto procede bene. La pista peggiora, la polvere aumenta. Per la strada vendono incenso. Finalmente arriviamo a Jinca.<br /><br />E' l'ultimo posto dove ci sono case. Alcuni bimbi giocano a calcio sulla pista di terra dell'improbabile aeroporto. Cerchiamo un albergo, non lo troviamo. Sono arrivati trenta turisti spagnoli. Hanno occupato tutte le stanze.<br /><br />Non importa, troviamo un campeggio, ci fermiamo e montiamo le tende, Il posto &egrave; delizioso, le piazzole sono delimitate da siepi molto ben curate. C'&egrave; lo scout ci accoglie e ci indica i &ldquo;servizi&rdquo;.<br /><br />-Vado a vedere! Ma questo &egrave; un &ldquo;buco nero&rdquo; largo tre metri e profondo cinque! Esclama preoccupato Pierluigi. Se ti avvicini di notte ci cadi dentro!<br /><br />-Andiamo in paese a cenare, sar&agrave; l'ultima volta che lo potremo fare in un ristorante, conclude Michele.<br /><br />C'&egrave; solo l'imbarazzo della scelta! Un albergo-ristorante affollato di turisti (sempre i soliti spagnoli che si sono mangiati tutto). La pasta &egrave; scotta, la carne buona, le patatine fritte meglio di quelle di Mc Donald. Forse qui non c'&egrave; la &ldquo;mucca pazza&rdquo;. Il conto va bene. Non mi sembrano care Lit. 2.500 a testa.<br /><br />Dopo il pasto frugale decidiamo di andare a sentire un po' di musica. Vediamo in lontananza delle luci colorate. Ci avviciniamo e sentiamo della musica africana.<br /><br />-Carino, dicono Pierpaolo e Gianni.<br /><br />Michele e Pierluigi si guardano sorridendo e dicono:<br /><br />-Volete un drink?<br /><br />-Certamente rispondono!<br /><br />Non facciamo in tempo ad entrare che Pierpaolo viene circondato da una nuvola di ragazze che avevano sete J<br /><br />E' proprio un &ldquo;fico&rdquo;. Credo che i polpi hanno meno mani di quelle che circondavano Pierpaolo. Gianni fa l'indifferente, ma traspariva dal suo viso un po' d'invidia benevola. Beviamo una coca cola e un whisky e a fatica trasciniamo via i nostri compagni. La &ldquo;caccia&rdquo; &egrave; andata male per le aspiranti &ldquo;fidanzate&rdquo; che avevamo trovato.<br /><br />Torniamo al campo e sotto le stelle e la luna piena ci addormentiamo nelle nostre tende.<br /><br />Giovedi 22 agosto<br /><br />La mattina arriva presto. Sentiamo dei rumori nella piazzola vicino a noi. Sono dei ragazzi israeliani che dopo aver finito il servizio militare stanno traversando l'Africa a bordo di una Nissan Patrol S.W.<br /><br />Ci affacciamo incuriositi e li troviamo tutti sudati intenti a smontare una gomma forata. Indubbiamente un cacciavite, un martello e un cacciagomme sono un po' scomodi da usare.<br /><br />Chiss&agrave; perch&eacute; non sono andati dal gommista in paese, dice Michele. Con 500 lire avrebbero riparato tutto senza faticare n&eacute; sporcarsi.<br /><br />Passa circa un ora e mentre tre di loro continuano a &ldquo;lottare&rdquo; con la gomma, facciamo amicizia. Sono simpatici.<br /><br />Ci raccontano le loro esperienze con i MURSI. Li hanno visti ieri. Sono turbati e spaventati per l'accoglienza ricevuta. Ce li descrivono come violenti. Ci hanno chiesto i soldi per essere fotografati! Li hanno pretesi! Ci dice la ragazza che stava con loro.<br /><br />Chiss&agrave; se glieli hanno dati, pensiamo sorridenti.<br /><br />- Vedremo, ci rincuora Michele. Mi hanno assicurato che &egrave; sufficiente dare un birr per ogni foto e sono gentilissimi!<br /><br />Mentre prepariamo i bagagli, un bambino con un arco rudimentale sta giocando vicino a noi. Gli si avvicina uno scout del campo, se ne impossessa, e comincia a tirare una freccia contro un paletto distante una ventina di metri. Chiaramente sbaglia e manca il bersaglio di oltre 5 metri.<br /><br />- Voglio provare anche io dice Pierpaolo! Noi incuriositi guardiamo e vediamo il nostro &ldquo;cuoco&rdquo; che scaglia una freccia. Si perder&agrave; lontano! Non si trover&agrave; mai pi&ugrave;!<br /><br />Con fare apparentemente modesto il bimbo prende l'arco e sceglie accuratamente due frecce. Hanno sulla punta il bossolo di un kalashnikov. Prende accuratamente la mira e scaglia il primo dardo.<br /><br />- Incredibile! Esclamiamo. Ha fatto centro!<br /><br />Il nostro piccolo Robin Hood (non avr&agrave; pi&ugrave; di sei anni) prende una seconda freccia, mira accuratamente e fa nuovamente centro! Se non avessero nel DNA queste doti, non sarebbero sopravvissuti fino a oggi, stupefatti e meravigliati diciamo tra noi!<br /><br />Saliti sul nostro Toyota partiamo alla volta del Mago Park. Ci voltiamo per salutare i nostri amici israeliani e li vediamo che hanno preso la ruota per portarla a riparare in citt&agrave;. Gli sorridiamo, ci sorridono.<br /><br />- Speriamo di rivederci presto gridiamo allontanandoci diretti al pi&ugrave; vicino hotel.<br />Affittiamo una stanza per due ore, il tempo di fare una doccia. Paghiamo l'equivalente di lire 10.000 e partiamo seguiti dallo sguardo stupito del gestore.<br /><br />- Si vede che non conosce gli alberghi diurni, dice Michele Cannizzaro, il nostro mitico &ldquo;driver&rdquo; della valle del fiume Omo.<br />All'uscita da Jinca ci fermiamo al mercato, compriamo un machete, dei lucchetti cinesi e un po' di frutta. Mentre stiamo risalendo in macchina si avvicinano due donne Mursi con i bambini in braccio. Alte, belle, ma con un piccolo difetto. Hanno il labbro inferiore bucato e un po' deformato che gli arriva tre dita sotto il mento. Pierluigi, anzi, il dott. Casa, con aria falsamente professionale, chiede a gesti:<br /><br />- "Posso fare una foto?"<br /><br />-"Due birr...." ,risponde la donna.<br /><br />- "Un birr..." , conclude il dottore.<br /><br />Si mettono in posa e&hellip;.. click J !<br /><br />-Ti serve per un congresso - dice &ldquo;perculeggiando&rdquo; Pierpaolo.<br /><br />-NO! &ldquo;ce st&agrave; a prov&agrave;&rdquo; conclude Gianni.<br /><br />La tappa non &egrave; lunga, solo quattro ore di semideserto polveroso. Incontriamo un improbabile bar con gli avventori mezzi ubriachi che dormono sotto una &ldquo;paillotte&rdquo;. Beviamo una coca cola calda e ripartiamo.<br />Inizia la vegetazione del fiume, non fa caldo. Un grande camion ci precede. Per fortuna dopo mezz'ora che gli stiamo dietro mezzi intossicati dal fumo della marmitta ci fa passare. I finestrini rotti e abbassati ci faranno soffrire borbottano Pierluigi e Pierpaolo.<br /><br />Arriviamo al Mago Park. Ci fermiamo alla direzione. E' un posto desolato con una casa per gli scout, due teschi di elefanti che sembrano di Mammut, qualche camaleonte e un cobra di oltre due metri arrotolato dietro un fusto di lamiera.<br />Ci controllano i documenti, ci affidano al ranger con kalashnikov che avr&agrave; cura di noi e andiamo verso quello che sar&agrave; il nostro accampamento.<br /><br />E' bellissimo: siamo immersi nella foresta. E' uno spiazzo di circa 1000 mq coperto dagli alberi che ci fanno da tetto. C'&egrave; un enorme tronco d'albero che brucia lentamente, sar&agrave; utilizzato per fare la brace al nostro fuoco. Una pompa a mano &ldquo;made in India&rdquo; assicura a noi e agli abitanti dei villaggi vicini acqua pulita.<br /><br />Montiamo le tende cuciniamo spaghetti, beviamo caff&egrave; e ci sdraiamo stanchi, ma soddisfatti sulle sdraio che aveva portato Michele.<br /><br />Non passa molto e ci accorgiamo che il posto non &egrave; poi tanto deserto come crediamo: ci sono addirittura due persone con due fuoristrada e una moltitudine di servitori. Sembrano usciti da un opuscolo di un'agenzia di viaggi che vende fumo e felicit&agrave;.<br /><br />Sentiamo un'animata discussione.<br /><br />-Sono italiani esclamiamo tra noi!<br /><br />Con falsa indifferenza &ldquo;appiziamo&rdquo; le orecchie (cos&igrave; si dice a Roma) e scopriamo che sono milanesi d.o.c.. Stanno litigando.<br />Lei che tenta di godersi pace e tranquillit&agrave;, Lui che stizzito commenta:<br /><br />-In Sardegna nel migliore albergo avrei speso un terzo, sarei stato pi&ugrave; comodo e la natura sarebbe altrettanto bella.<br /><br />Ci sembra di capire che stanno spendendo oltre due milioni al giorno.<br /><br />-Mi sa che gli anelli al naso li hanno loro e non i Mursi che stiamo andando a vedere, esclama Pierluigi!<br /><br />-A proposito, replica Michele, Oggi avremmo dovuto incontrarci qui con Maurizio Melloni, l'uomo bianco che fa rafting sul fiume Omo.<br /><br />-Ma sei sicuro che sia questo il posto e oggi il giorno? E' come trovare un ago in un pagliaio! Questa parte dell'Etiopia &egrave; grande e semideserta, Il Mago Park &egrave; gigantesco chiss&agrave; quanti posti dove accamparsi esistono. Maurizio &egrave; partito chiss&agrave; quando e viene dalla parte opposta alla nostra. Dice Pierpaolo.<br /><br />-Abbiate fiducia di me che sono la vostra guida e Tour Operator, replica Michele.<br /><br />Continuiamo la nostra passeggiata in mezzo alla foresta accompagnati dallo scout armato e, dopo non pi&ugrave; di 10 minuti, sentiamo schiamazzare dietro una fitta coltre di alberi e piante.<br /><br />-Sono Italiani, esclama Gianni! Si sente, conclude Pierpaolo.<br /><br />Ci avviciniamo e vediamo immersi nel fiume stranamente limpido per essere africano sei bianchi nudi come bruchi, coperti di sapone che schiamazzano contenti per quel bagno dopo giorni di polvere e sudore.<br /><br />-Si prenderanno l'ameba dice Pierluigi.<br /><br />-Impossibile, replica Michele. Questo &egrave; l'unico fiume balneabile dell'Etiopia. Qui non c'&egrave; Ameba, come non c'&egrave; nel lago Langano.<br /><br />-Ciao Maurizio, grida Michele, rivolgendosi ai &ldquo;bagnanti&rdquo;J .<br /><br />-Venite tutti a fare il bagno, poi siete invitati tutti a cena al nostro campo, gli risponde Maurizio.<br /><br />-Ok ci vediamo dopo, rispondiamo in coro.<br /><br />Che tipo incredibile Maurizio Meloni: capelli rossi, accento bolognese, sguardo attento, viso sorridente, qualche lentiggine sul viso. Non &egrave; molto alto, ma &egrave; simpaticissimo e con grande personalit&agrave;.<br /><br />E' nato in Etiopia, &egrave; figlio di un imprenditore italiano, ha il mal d'Africa, pensa che &egrave; sempre rimasto qui anche ai tempi della rivoluzione. E' la persona che conosce meglio l'Etiopia. La conosce tutta. E' lui che organizza i rafting sul fiume Omo e alle cascate del Nilo. Lo cercano da tutto il mondo. Ha vissuto qui per circa dieci anni con un famoso esploratore americano che per lui &egrave; stato maestro di vita e avventure. Ci conferma Pierpaolo.<br /><br />Torniamo al campo, cuciniamo spaghetti con pomodoro, poi viene il secondo piatto: sardine in scatolaL e carne in scatola neozelandese J .<br /><br />-Se non vi dispiace io mangerei solo pasta e carne in scatola, si affretta a precisare Gianni.<br /><br />In coro lo aggrediamo dicendo:<br /><br />-Per quel che ci riguarda puoi anche morire di fame! Povero cocco! Non fare il furbo!<br /><br />-Scusate &ldquo;ci ho solo provato, stavo scherzando, sogghigna Gianni.<br /><br />-Ti perdoniamo, ma mangerai solo pasta e la tua porzione di carne, impone Pierluigi.<br /><br />Detto, fatto. Gianni si avventa sulla carne in scatola e se ne mette in bocca circa la met&agrave;.<br /><br />Immediatamente urla ed esclama sputando tutto con un conato di vomito:<br /><br />-Che schifo!<br /><br />-Ti sta bene, replica Pierpaolo sghignazzando.<br /><br />Ci guardiamo negli occhi e con la massima indifferenza chiamiamo lo scout che stava lontano e gli regaliamo pasta carne e sardine.<br /><br />Attoniti lo guardiamo mentre con gusto si divora quelle &ldquo;prelibatezze&rdquo;.<br /><br />E' notte. Con un po' di fame e molta curiosit&agrave; decidiamo di andare a trovare Maurizio &amp; C.<br /><br />Prendiamo una bottiglia di vino, la torcia, ci spalmiamo di repellente antizanzare e con un minimo di timore ci avventuriamo nella foresta alla ricerca dei nostri amici.<br /><br />Facciamo non pi&ugrave; di cinquanta metri (ci sembrano 50 chilometri), quando in lontananza vediamo un fal&ograve; e sentiamo un vociferare in italiano.<br /><br />-Sono loro, esclama Michele!<br /><br />-Ciao ragazzi, venite, vi stavamo aspettando! Mangiamo insieme, abbiamo gi&agrave; preparato la cena! Ci risponde Maurizio.<br /><br />Un po' imbarazzati, timidamente, falsi come &ldquo;Giuda&rdquo; e con una fame tremenda, rispondiamo:<br /><br />-abbiamo gi&agrave; mangiato, vi abbiamo solo portato il vino!<br /><br />-Non fa nulla, la carne &egrave; pronta, le bibite sono ghiacciate e i piatti sono a tavola. Buon appetito ci augura Maurizio.<br /><br />Il loro campo &egrave; assolutamente perfetto. Hanno due Toyota, due autisti- meccanici. Sulla prima vettura trasportano viveri, frigo con ghiaccio, le tende, le taniche per il gasolio, l'acqua minerale e tutte le attrezzature necessarie, sulla seconda sono comodamente sistemati i viaggiatori. La tavola &egrave; una serie di teli distesi per terra davanti al fal&ograve;. Ci sono i piatti, una forchetta e un bicchiere per ciascuno, dei cuscini pieghevoli con schienale che fungono da strane sedie. Una griglia con maiale al miele cotto sulla brace e una ghiacciaia portatile con bibite assolutamente gelate (n.d.r.: neanche sotto tortura vi dir&ograve; come hanno fatto ad avere per dieci giorni le bibite ghiacciate) completano la tavola imbandita.<br /><br />Attorno al fuoco ci sorridono i nostri nuovi amici: uno &egrave; un vecchio amico venuto dall'Italia, il secondo insegna lettere alla scuola italiana di Addis Abeba, il terzo &egrave; un ingegnere italoamericano venuto per vedere i Mursi , il quarto &egrave; un &ldquo;turista per caso&rdquo; che si era aggregato all'ultimo momento.<br /><br />Ci sediamo anche noi e passiamo la serata con i racconti affascinanti delle avventure di Maurizio: rafting sul fiume Omo e le discese in canoa alle cascate del Nilo bianco. Il parco di Awasa, i Dancali e il loro deserto di sale (il posto pi&ugrave; caldo e inospitale della terra). I santuari copti di montagna del nord Etiopia, il fascino delle donne etiopi e le loro usanze.<br />Improvvisamente Maurizio dirige il fascio di luce della sua torcia in mezzo al fogliame intricato della foresta, illumina due occhi gialli ed esclama:<br /><br />-La genetta, guardate si &egrave; fermata! E' una specie di gatto, molto simpatica, per&ograve; si deve stare attenti perch&eacute; ruba il cibo. Qui &egrave; pieno di animali, anche se non si vedono. Coccodrilli, qualche ippopotamo, antilopi, grandi scimmie. Basta avere una torcia e il fuoco che non si avvicinano.<br /><br />-Se lo dice lui, sussurra Pierpaolo. Strano per&ograve; se tutto &egrave; cos&igrave; tranquillo che ogni gruppo ha il suo scout armato di kalashnikof, aggiunge tra il divertito e il preoccupato.<br /><br />Passiamo piacevolmente e inaspettatamente quel che resta della serata e verso le 22.30 decidiamo di tornare al campo. Salutiamo, ci alziamo e ci dirigiamo verso il nostro accampamento.<br /><br />La notte &egrave; particolarmente buia, si odono i rumori della foresta, non capiamo bene se sia il vento o le foglie mosse da altro che ci parlano con il loro misterioso linguaggio. Guardando in lontananza vediamo gli alberi e gli arbusti che intrecciandosi tra loro nella penombra hanno le forme di animali preistorici.<br /><br />-Si vede che Lucy quattro milioni e mezzo di anni fa &egrave; vissuta qui, dice ironicamente Pierluigi. Non deve essere cambiato quasi nulla da secoli. I primi turisti li hanno visti non pi&ugrave; di quattro o cinque anni fa.<br /><br />-Penso che hai ragione, continua Michele. Qui vige ancora la legge tribale, si combattono e si uccidono come hanno sempre fatto da secoli. Tra loro c'&egrave; molta discriminazione razziale e religiosa. Pochi mesi fa gli Hamer in battaglia in un solo giorno hanno ucciso circa 800 Mursi (la popolazione del fiume col piattello labiale - n.d.r.) in tutto ne sono sopravvissuti circa 5000. Tra qualche anno saranno estinti. Prima usavano arco e frecce, ora le pallottole. Pensate che il governo centrale &egrave; intervenuto pesantemente imponendo le armi bianche in caso di guerre tribali.<br /><br />-Non potremmo camminare un po' pi&ugrave; in fretta, interrompe Gianni.<br /><br />-Hai paura? Continua Pierpaolo.<br /><br />-Guarda che siamo arrivati! Replica Michele. Si vede la brace del nostro fal&ograve; con lo scout e il nostro autista seduti a fianco.<br /><br />Prendiamo le sedie, il nostro autista ci prepara un Chivas e ci mettiamo a parlare delle emozioni della giornata.<br /><br />Pierpaolo fuma una sigaretta, Gianni con indifferenza ogni tanto accende distrattamente la torcia dirigendo il fascio nel buio (una settimana dopo confesser&agrave; che voleva scacciare gli animali). Il nostro scout-protettore con il mitra in braccio si mette a dormire sopra un letto di frasche posto sotto un albero.<br /><br />Sono le 23. Ci salutiamo e andiamo a dormire.<br /><br />Venerd&igrave; 23 agosto<br /><br />Passano circa tre ore e Pierluigi deve uscire per motivi molto personali. Si sente lo zip della tenda che lentamente si apre. Si odono dei passi che calpestano le foglie al suolo, poi un rumore di acqua che scorre tra le foglie seguito da un silenzio sinistro. E' sempre &ldquo;Pierluigi di notte&rdquo; J . La foresta sembra fermarsi. Gli uccelli notturni non cantano pi&ugrave;. Improvviso da lontano sopraggiunge il rumore di un ramo che si spezza, si sentono dei passi veloci e pesanti di un grosso animale si avvicina con passo svelto. Pierluigi comincia a correre, inciampa, cade e si rialza al buio, apre di corsa la tenda e con un agile salto ci si fionda dentro ansimando. Fuori tutto tace, anche gli altri &ldquo;eroi&rdquo; in silenzio tombale. Lo strano animale si avvicina a passo lento. Inizia a scavare vicino alla tenda di Pierlu, poi si scosta e si rigira toccando le tende di Pierpaolo e Gianni. Il silenzio &egrave; sempre pi&ugrave; pesante. La &ldquo;bestia misteriosa&rdquo; si allontana.<br /><br />Pierluigi sussurra:<br /><br />-Michele, dormi? Col &ldquo;piffero&rdquo;, risponde.<br /><br />-Ce l'hai la pistola?<br /><br />-L'ho lasciata in macchina!<br /><br />-Bravo furbo, valla a prendere!<br /><br />-Vacci tu! L'ho messa sotto il sedile di guida.<br /><br />-Vaffanculo.<br /><br />-Che sta facendo lo scout.<br /><br />-Sta dormendo o &egrave; scappato?<br /><br />-Stai tranquillo tanto fa la guardia e sicuramente non succeder&agrave; nulla, queste parti sicuramente le conosce bene e sa anche quali animali ci sono e se sono pericolosi.<br /><br />-Ho mal di pancia, ci interrompe ululando Gianni.<br /><br />-Vai! Facciamo noi la guardia, con voce tremante lo incoraggia Pierpaolo.<br /><br />-Me lo tengo, e in caso domani mattina pulir&ograve; la tenda, conclude deciso Gianni.<br /><br />Ritorna il silenzio e con esso si riavvicinano i &ldquo;passi del mistero&rdquo; che per ore non ci abbandonano pi&ugrave;. La notte sembra non finire mai. Nessuno parla, ma sono tutti svegli. Si fa l'alba, gli uccelli ricominciano a cantare, viene il giorno e ci abbandona il nostro &ldquo;compagno di merenda notturna&rdquo;. Lasciamo trascorrere un'altra ora, poi Pierluigi esce dalla sua tenda.<br /><br />-Venite non c'&egrave; nessuno, prepariamo un caff&egrave;! Dice a voce alta.<br /><br />Gianni apre di corsa la tenda e si precipita fuori tenendosi con le mani la pancia. Emergono allora, dalle rispettive tende anche Pierpaolo, Michele e il nostro autista-meccanico.<br /><br />Che cos'era, chiede in lingua amarica allo scout con la massima indifferenza Michele.<br /><br />-Il Guresa, rispose laconico lo scout<br /><br />-Cos'&egrave; il Guresa, chiede Pierpaolo.<br /><br />-Quelle grosse scimmie arboricole urlatrici che di giorno stanno sugli alberi e di notte cacciano al suolo. Hanno il pelo nero con una striscia bianca, ci fanno i tappeti e le hanno quasi sterminate ci rincuora Michele. Sono assolutamente innocue conclude imbarazzato.<br /><br />(Pierpaolo narratore)<br />-&ldquo; Ce fanno i tappetini &ldquo; aggiunge Pierpaolo &ldquo; pure mi' nonna ce ne ha uno a casa&hellip;..&rdquo;.<br /><br />Facciamo colazione il nostro autista-factotum prepara la tavola e Michele si fa portare la caffettiera ,seduto !, solo per riempirla con la giusta quantit&agrave; di caff&egrave;. Pierluigi intanto risolve il problema dell' acqua per lavarsi, si avvia alla pompa e comincia a radersi.<br /><br />-Non posso sopportare la barba non fatta , mi sento sporco se non mi rado, dice il pediatra di fama internazionale, mentre il bimbo che il giorno prima ci ha aiutato a scaricare i bagagli con difficolt&agrave; ci fa capire che quella &egrave; acqua da bere.<br />C'&egrave; solo quel pozzo nel raggio di decine di chilometri! No problem da bravi italiani riempiamo le pignatte per cucinare , come se quell'acqua ci servisse per bisogni alimentari e poi a turno ci facciamo la doccia .<br /><br />-Ci sarebbe anche il fiume da poter utilizzare per lavarsi, qualcuno preso dal rimorso abbozza. Ma che sei scemo, rispondono in coro Pierluigi e Pierpaolo. Sar&agrave; pure balneabile ma se ti vuoi beccare l'ameba vacci te! Ed ogni resistenza cos&igrave; fu vinta.<br /><br />Saliamo sul fuoristrada e decidiamo per prima cosa di andare a vedere i Mursi, il popolo forse pi&ugrave; primitivo della zona, portano il piattello labiale da secoli forse era un modo per evitare di essere fatti schiavi (in Etiopia la schiavit&ugrave; c'era ancora nel 1936, fu abolita dagli italiani ma c'&egrave; stato detto che ancora oggi volendo si possono comprare), vivono di pastorizia e pochi fra di loro parlano l'etiopico. Dopo un paio d'ore di fuoristrada su di una pista veramente infame, costituita solo da quello che &egrave; chiamato fango nero, arriviamo al villaggio Mursi. Il primo bianco ad esplorare queste zone &egrave; stato Bottego alla fine del secolo scorso e, pur non avendone visti molti, si sono organizzati. Un birr per ogni persona fotografata. Il che significa che, pure se il tizio si trova a 300 metri da te e stai fotografando il cielo, viene a pretendere il suo birr. Il nostro tour operator non conosce problemi, chiede chi &egrave; il capo ed intavola e conclude una trattativa. Intanto Pierluigi tratta l'acquisto di qualche piattello labiale&rdquo; sono fatti di terracotta, molto carini.<br /><br />-Che ne dite se sbarchiamo all'aeroporto col piattello al labbro? Sai che facce i nostri a casa?<br /><br />Gianni ed Io regaliamo qualche penna e bottiglie di plastica vuote che devono essere particolarmente utili visto che le chiedono tutti.<br /><br />-Hai notato che tutti i maschi hanno il Kalashnikov?&rdquo; dice Pierpaolo a Gianni.<br /><br />-Eh gi&agrave;, questi mi sa che lo usano anche con facilit&agrave;, risponde a met&agrave; tra il serio ed il faceto.<br /><br />-Ma no! Ci dice Michele le pallottole costano! E per usarlo ci deve essere un buon motivo.<br /><br />In ogni modo scattiamo le nostre foto, lasciamo l'obolo promesso e dopo circa un'ora dal nostro arrivo ripartiamo convinti di aver provato un'esperienza unica.<br /><br />-Credo proprio che se ci fossero arrivati gli antichi Romani li avrebbero trovati cos&igrave;, dice Pierpaolo.<br /><br />-Tra qualche anno sar&agrave; impossibile rivederli come oggi, gi&agrave; sono stati contaminati dai turisti, se chiedono soldi &egrave; perch&eacute; qualcuno glieli ha dati per primo, &rdquo;chiosano&rdquo; Pierluigi e Michele.<br /><br />Torniamo al Campo, per strada abbiamo incontrato il gruppo di Maurizio che non rivedremo pi&ugrave;, il loro tour proseguiva al contrario del nostro, sono seguiti baci e abbracci ed un consiglio di Maurizio a Michele:<br /><br />-Per arrivare al campo di Roussos, la pista &egrave; bruttissima, s'indovina appena nel bush confondendosi con le tracce delle poche Jeep di cacciatori, mi raccomando guarda le montagne devono rimanere sempre a sinistra.<br /><br />-Andiamo bene, sussurra Michele, che poi ci confider&agrave; di essere stato seriamente preoccupato sia per la pista che se si fosse persa avremmo rischiato di girare a vuoto per due giorni, sia perch&eacute; carichi com'eravamo di vettovaglie e benzina aveva dubbi sulla resistenza delle nostre balestre (e valli a trovare dei pezzi di ricambio in mezzo alla savana !!).<br /><br />Al campo, turisti rilassati come noi non ne avevano visti molti, dopo il pranzo Michele propone di andare all'Head-quarter:<br /><br />-Voglio domandare se possono procurarmi un pezzo di una radice che cresce solo da queste parti, &egrave; in grado di purificare qualsiasi tipo d'acqua per quanto sia fangosa e piena d'impurit&agrave;. Basta creare un movimento circolare dell'acqua e le impurit&agrave; precipitano.<br /><br />Arriviamo dopo 10 minuti di cammino, il direttore ci accoglie affabilmente e mette a disposizione di Michele uno scout che conosce bene la radice, ma prima di andare via ci fa conoscere l'ultimo ospite del campo, cos&igrave; almeno traduce Michele, ovvero un cobra di notevoli dimensioni che sonnecchia dietro dei barili a non pi&ugrave; di 200 metri dalle nostre tende. Ci avviamo al nostro campo e subito lo scout trova per Michele la radice desiderata<br /><br />-Vedrete, dice lui, qui non ci serve, ma quando arriveremo sull'omo &hellip;<br />Un pochino preoccupati per la promessa di altre difficolt&agrave;, facciamo un giro per il parco con il fuoristrada alla ricerca dei grandi erbivori che non troviamo, ammiriamo per&ograve; gazzelle, dik-dik, facoceri e torniamo, prima che faccia buio per preparare la cena. Il dottor Casa detto anche il nullafacente a questo punto mostra un barlume di genialit&agrave;, mentre il cuoco (Pierpaolo) ed il cambusiere (Gianni) preparano una pasta con le sarde, resosi conto che andando avanti cos&igrave; avremmo dovuto razionare l'acqua da bere prepara dopo aver fatto bollire l'acqua del pozzo del t&egrave;:<br /><br />-E' ottimo&rdquo; esclama soddisfatto dopo averlo assaggiato con l'immancabile bicchierino fregato all'etiopian airlines.<br />Sar&agrave; il primo ed ultimo compito che sar&agrave; espletato dal nostro P. nel corso del viaggio.<br />Mangiamo ed al lume delle lampade cominciamo a chiacchierare quando dal campo contiguo vediamo arrivare i nostri amici milanesi, sempre pi&ugrave; stanchi con i quali discorriamo per un ora buona.<br /><br />-Attenti ai guresa stanotte, fanno rumore ma non abbiate paura, sono innocui, dice Pierpaolo salutandoli.<br /><br />-FARSOOO!!!&rdquo; dice dietro Pierluigi &ldquo;Che ieri sera te morivi dalla paura!&rdquo;<br /><br />E ridendo ci avviamo tutti a dormire.<br /><br />Ore 06,30 Stranamente tutti siamo in piedi pronti per la partenza alla volta di MURULLE. Velocemente facciamo colazione e partiamo (sono gi&agrave; le nove del mattino).<br /><br />Iniziamo prima il guado, poi inizia la savana.<br /><br />-Attenzione alla mosca ts&egrave;-ts&egrave;, ci dice Michele.<br /><br />-Mi metto l'Autan, soggiunge Pierpaolo.<br /><br />-Peccato che il finestrino &egrave; rotto, continua Pierluigi.<br /><br />-Mi dispiace per voi, ma l'unico che funziona &egrave; quello mio, cio&egrave; dell'autista. Peggio per voi, conclude Michele.<br /><br />Non fa in tempo a finire la frase, che inizia un terreno simile al borotalco. La macchina si riempie di polvere. Gli occhi di noi tutti cominciano a lacrimare. Si respira male e si comincia a tossire. Cerchiamo di chiudere i finestrini come meglio possiamo e riusciamo a resistere.<br /><br />Dopo circa tre ore di strada incontriamo un gruppo di uomini e ragazzi completamente nudi che con una moltitudine di capre al seguito ci corrono incontro urlando tra il divertito e il diffidente. Continuiamo ancora per qualche centinaio di metri, quando ci accorgiamo che non ci sono pi&ugrave; piste segnate. Le montagne sono sempre a sinistra, ma non c'&egrave; nessun punto di riferimento.<br /><br />Vediamo prima una capanna, poi ne seguono altre, giungono donne e bambini. Ci viene incontro un giovane, non avr&agrave; pi&ugrave; di venti anni, &egrave; alto quasi due metri e sembra il capo villaggio.<br /><br />Michele si ferma con la macchina, gli si rivolge in lingua amarica e finalmente ottiene risposta.<br /><br />Inizia a parlare, chiede di scattare foto, veniamo accontentati.<br /><br />Il nostro nuovo amico, alla richiesta di informazioni circa la strada da prendere si offre di accompagnarci. Lo facciamo salire a bordo insieme all'inseparabile Kalashnikov e percorriamo circa tre chilometri.<br /><br />Arrivati a un bivio, ci fa cenno di fermarci, ci indica la strada da seguire e ci saluta sorridendo.<br /><br />Ricomincia la strada polverosa. Si susseguono termitai, arbusti, corvi, rare mandrie. Improvvisamente ci sbarra la strada a un bivio (le montagne sono comunque a sinistra) un ponte crollato.<br /><br />-Dove andiamo? Sussurra tra se Michele.<br /><br />-C'&egrave; una mandria, aggiunge Gianni, anzi c'&egrave; anche un ragazzo.<br />Pierpaolo, Pierluigi e Gianni scendono dalla macchina, si fanno incontro al ragazzo (avr&agrave; si e no 10 anni) e cercano di stabilire un contatto.<br /><br />Prima un sorriso, ma non risponde, poi un ciao, ma ci guarda strano, come a dire: che volete. Porgiamo in regalo una penna, il ragazzo la guarda, ma non sa da quale parte funziona, scopriamo che non ne ha mai vista una in vita sua. Prendiamo un pezzo di carta facciamo vedere che scrive, ma appare assolutamente indifferente. Ci fa cenno che non sa cosa farci.<br /><br />-Ha ragione lui, esclama Pierlu. Per terra o sui sassi non si pu&ograve; mica scrivere.<br /><br />Facciamo una foto e lui non ci chiede neanche i soldi. Con dignit&agrave; si gira e se ne va.<br /><br />Storditi da questo incontro degno di un altro pianeta, come cani bastonati pensierosi saliamo in macchina e senza aggiungere nessuna parola partiamo. E' preistoria. Mille anni fa, diecimila anni fa era la stessa realt&agrave;. Sempre un ragazzo non ancora adulto appresso al gregge, nudo come poteva essere allora. Una collana di corda vegetale al collo con un piccolo osso di una capra come unico ornamento. Non parlava nessuna lingua conosciuta.<br /><br />Viaggiamo per altre tre ore quando incontriamo una distesa lunga oltre un chilometro, completamente pulita senza sassi o arbusti. Solo una fila di pietre bianche ai lati della distesa.<br /><br />-E' un aeroporto esclama Pierluigi.<br /><br />-Siamo arrivati a Murulle ci dice Michele.<br /><br />Facciamo poche centinaia di metri e ci si presenta davanti una specie di ranch. Una grossa tavola che fa da architrave al cancello ci conferma: siamo finalmente arrivati.<br /><br />Mentre stiamo entrando Michele ci informa:<br /><br />-E' un lodge per cacciatori bianchi americani! La stanza con bagno costa mille dollari al giorno. Poi bisogna aggiungere l'aereo per venire, il fuoristrada e infine il costo di ogni animale abbattuto. Un leone pu&ograve; costare anche 100 milioni di lire.<br /><br />-A noi quanto costa, esclamiamo in coro.<br /><br />-Dormiremo in tenda e useremo solo il bagno per la doccia, non mangeremo con loro e non ci sar&agrave; acqua da bere. Con pochi dollari al giorno ce la caveremo.<br /><br />Michele e il meccanico-autista scendono dal Toyota. Vanno a parlate nella direzione del lodge. Escono accompagnati da un ragazzo di quattordici anni con Kalashnikov e veniamo accompagnati al pasto dove mettere le tende.<br /><br />Scegliamo un bello spiazzo con un tetto di alberi non lontano dal fiume. Montiamo le tende e veniamo assistiti dagli abitanti di etnia &ldquo;Caro&rdquo; che si prodigano per noi.<br /><br />Cominciamo a girare incuriositi per il campo. Sentiamo dei ruggiti. Sono i tre leoni che assonnati si ciondolano dentro una gabbia di volgarissima rete per recinzioni.<br /><br />-Da noi ci mettono i polli esclama Pierpaolo.<br /><br />-Tanto mangiano bene e sono sazi, continua Pierluigi.<br /><br />-Andiamo a fare una passeggiata, ci sprona Gianni.<br /><br />Usciamo dal lodge che &egrave; quasi il tramonto. Per terra si vedono delle impronte di medie dimensioni.<br /><br />-Ho la pistola, informa Pierpaolo.<br /><br />-A me non piace passeggiare al tramonto in mezzo alla savana, dice Pierluigi, tornando indietro.<br /><br />Con passo da cow boy Gianni e Pierpaolo si dirigono dalla parte opposta.<br /><br />-Noi andiamo a farci delle foto e torniamo, tanto siamo armati. Soggiunge con tono baldanzoso da &ldquo;tenente Callagan&rdquo; Pierpaolo.<br /><br />Passano non pi&ugrave; di sette o otto minuti, allorch&eacute; vediamo correre alla velocit&agrave; della luce rientrando nel lodge.<br /><br />-Gi&agrave; di ritorno? Esclama perculeggiando Pierluigi.<br /><br />-Eravamo andati a fare un po' di footing, con tono di sufficienza, mi risponde Pierpaolo.<br /><br />-Siete due &ldquo;sola&rdquo; e pure &ldquo;farzi&rdquo;. Andiamo a mangiare prima che le zanzare con malaria ci piombino addosso.<br />Passiamo tutti piacevolmente la serata intorno al fuoco. Mangiamo scatolette, beviamo th&egrave; freddo, parliamo del pi&ugrave; e del meno. Scopriamo che il ragazzo che si cura di noi (tra l'altro parla perfettamente inglese) &egrave; il figlio del capo villaggio. D'inverno va a scuola e d'estate fa la guida e il guardiano al lodge. Ha la stessa maturit&agrave; di un nostro giovane di 25 anni.<br /><br />-Al villaggio ci hanno chiesto se domani mattina potete visitare qualcuno e dare delle medicine, ci chiede il ragazzo.<br /><br />-Senz'altro, rispondono Pierluigi e Pierpaolo.<br /><br />E' una notte africana bellissima, un silenzio incantato che viene da lontano interrotto di tanto in tanto dai canti di uccelli notturni, le urla dei guresa che non ci spaventano pi&ugrave;, ma ci fanno sorridere al pensiero delle notti al Mago park. Ogni tanto un ruggito forse dei nostri leoni addormentati che sembrano chiamare i loro amici nella savana.<br />Si fa giorno. Mentre Michele e Gianni preparano il caff&egrave;, discretamente a distanza in attesa, aspettano i pazienti dei &ldquo;medici bianchi&rdquo;.<br /><br />-Guarda quanti mutuati! Esclama sorridendo benevolmente Pierluigi.<br /><br />-Tu sei il prof. E io l'assistente, aggiunge Pierpaolo.<br /><br />-Ma quale assistente! Lavoriamo in &eacute;quipe, invita Pierluigi.<br /><br />Iniziamo con una bronchite, poi una congiuntivite, una gastrite, una diarrea e un raffreddore.<br /><br />-Medicinna, medicinna, chiedono i pazienti.<br /><br />C'&egrave; anche chi si finge malato per avere una pillola.<br /><br />-Sembra di essere al Pronto soccorso dell'Ospedale S. Pietro, dice Pierlu.<br /><br />-Dal mio medico della mutua non &egrave; molto diverso, continua Gianni.<br /><br />Dopo qualche decina di minuti arriva un giovane sorretto dal due amici. Sar&agrave; alto mt.185 e avr&agrave; circa 20 anni.<br /><br />-E' spaventoso, &egrave; un vero massacro, esclama stupefatto Pierluigi, osservando le ferite, le lacerazioni e le perdite di sostanza che laceravano tutto il corpo di quel giovane. Cosa gli &egrave; successo! Perch&eacute; &egrave; cos&igrave;!<br /><br />-Ha avuto una relazione oltre un mese fa con la moglie del capo villaggio ed &egrave; stato &ldquo;beccato&rdquo; in flagrante. Lo hanno flagellato con una frusta di pelle d'ippopotamo davanti a tutti. Stava per morire, adesso sta meglio. Deve servire da insegnamento per tutti. Qui non ci sono tribunali, n&eacute; carceri. L'amministrazione della giustizia spetta agli anziani e lui sapeva a cosa poteva andare incontro. Ci informa il nostro scout.<br /><br />-Cose da Medio Evo. Comunque non credo che lo far&agrave; pi&ugrave;. Chiss&agrave; cosa hanno fatto alla donna, ci diciamo tra noi.<br />Finalmente partiamo alla volta di Omorate. La citt&agrave; di frontiera, ultimo avamposto prima del Kenya.<br />La strada &egrave; lunga, ogni tanto piove, le montagne sempre a sinistra. I termitai a forma di pinnacolo ci fanno da cornice. Ogni tanto qualche impala, dei cudu, dik dik a non finire. Stormi di faraone che ci corrono innanzi. Un elicottero militare in lontananza che porta aiuti alimentari a villaggi in carestia dispersi oltre l'orizzonte. Cerchiamo di guardare la strada, ogni bivio &egrave; uguale all'altro. Senza GPS sono veramente le montagne che ci guidano mentre i chilometri scorrono a decine. Ancora polvere, sabbia, sassi, sete e sudore.<br /><br />Stanchi, ma soddisfatti incontriamo delle capanne, poi delle baracche di fango e lamiera, un fiume e un poliziotto che spianandoci il mitra in faccia ci ferma.<br /><br />-Scendete! Documenti! Il visto! Non potete andare. Qui &egrave; la frontiera. Ci dice la guardia. Consegnatemi i passaporti! Ingiunge! Li teniamo noi fino alla vostra partenza!<br /><br />-Non ti do proprio niente! Imbestialito, parlando in amarico, risponde Michele. Chiamami immediatamente il comandante. Siamo italiani, non ti d&ograve; nulla! I passaporti non li potete prendere! Chiamami subito il tuo comandante!<br /><br />Con la coda tra le gambe si allontana cercando il suo superiore. Aspettiamo oltre mezz'ora sotto il sole infuocato. Finalmente arriva sorridente il comandante della postazione. Gentilmente, sempre in amarico si spiega con Michele. E' un posto di frontiera. E' l'ultimo villaggio prima del confine.<br /><br />Si continua a trattare, infine ci si accorda: i passaporti rimangono a noi, ma ci accompagner&agrave; facendoci da guida la stessa guardia che ci aveva fermato. A noi non sta bene e d'accordo col comandante ci facciamo accompagnare da un altro militare che era di riposo.<br /><br />Abbiamo fame e sete. Prendiamo una coca cola che &egrave; quasi fresca, traversiamo la strada e ci fermiamo a giocare con un &ldquo;calcio balilla&rdquo;. Sembra lo sport nazionale preferito dai cittadini di Omorate. Chiaramente vince Pierluigi, ex campione parrocchiale negli anni '50.<br /><br />Continuiamo a girare e ci fermiamo a un &ldquo;ristorante&rdquo;. E' una serie di baracche e paillotte sotto cui riposano un &ldquo;pochino alticci di birra&rdquo; gli avventori. Ci sediamo, ordiniamo tips e birra. Tutto il villaggio incuriosito dal di fuori ci osserva. Entra un anziano. Sembra avere 80 anni. Cammina appoggiandosi con un bastone, &egrave; pieno di rughe e ha gli occhi vivaci nonostante l'opacit&agrave; della cataratta che lo affligge. Parla un poco inglese e un poco italiano. Vive vendendo bastoncini di radici per pulire i denti.<br /><br />-Quanto costano, chiede Pierluigi.<br /><br />-Un birr gli risponde.<br /><br />-Quanti ne hai?<br /><br />-Otto mazzetti da venti bastoncini!<br /><br />-Dammeli tutti, conclude Pierluigi.<br /><br />-Mi offri una birra?<br /><br />-Siediti a pranzo con noi, invita Michele.<br /><br />Mentre ci sediamo e scherziamo del pi&ugrave; e del meno, beviamo birra e coca cola fresche.<br /><br />-Come mai parli italiano? Chiede Pierpaolo.<br /><br />-Ho lavorato per anni con un cacciatore bianco, era molto gentile, mi diceva sempre stronzovaffanculononcapisciuncazzocoglione!<br /><br />-Quanti anni hai?<br /><br />-Quando sono andati via gli italiani caminavo appena, risponde<br /><br />Capimmo che aveva si e no 55 anni.<br /><br />-Ha quasi la mia et&agrave; e sembra mio padre.Concluse Pierlu<br /><br />Lo invitiamo a sedersi con noi e a mangiare qualcosa. Accetta, ma preferisce sedersi al tavolo a fianco il nostro. Timidamente altri anziani lo imitano e noi offriamo da bere a tutti.<br /><br />Dopo esserci abbondantemente rifocillati, ci alziamo e torniamo al posto di polizia. L a nostra &ldquo;body guard&rdquo; ci sta aspettando. La barca che deve portarci dall'altra parte del fiume &egrave; pronta. Sembrano tanti pezzi di lamiera dei biscotti &ldquo;gentilini&rdquo; tenuti insieme da alcune tavole e qualche chiodo arruginito. In compenso il remo &egrave; una pertica di legno lunga circa 4 metri.<br /><br />-Se quello &egrave; il remo, sussurra Pierluigi, vuol dire che il fondale &egrave; basso. Male che vada se cadiamo in acqua e non moriamo di coccodrilli e ameba dall'altra parte del fiume ci arriviamo.<br /><br />Vediamo dei bambini che nuotano nell'acqua fangosa del fiume e ci rassicuriamo. Impieghiamo circa 15 minuti per traversare il fiume. Sbarchiamo e ci dirigiamo attraverso una pianura di terra e polvere.<br /><br />In lontananza vediamo delle capanne e dei bimbi completamente nudi che ci corrono incontro. Vengono verso di noi anche alcune donne. O osservare meglio non vediamo nessun uomo. Solo donne e bambini.<br /><br />Arriviamo al villaggio dove veniamo accolti cordialmente. Anche l&igrave; &egrave; preistoria. Vivono dall'altra parte del fiume, ma ci sono differenze allucinanti. Da una parte si vede un contatto con la civilt&agrave;, molta povert&agrave;, ma si ha sentore che si sa che esiste un mondo nuovo. Dall'altra, invece gli unici beni sono le vacche con cui si possono comperare le mogli (pi&ugrave; vacche si hanno e pi&ugrave; mogli si tengono) e le capre che danno da bere e da vivere. L'et&agrave; media sembra essere dai 0 ai 25 anni. Pochissimi sembrano essere pi&ugrave; grandi. Solo due o tre donne hanno aspetto anziano. Le capanne sono fatte di rovi, arbusti e pezzi di tela di juta, lo stesso tessuto con cui ci fanno i sacchi. Sono tende tipiche di popoalzione nomade. Facciamo alcune foto. Qualche bimbo ci accompagna tenendoci per mano orgoglioso di compagnare un bianco. Diamo i soliti birr per ringraziamento, alcune penne par scrivere e rientriamo riattraversando il fiume per Omorate. Riprendiamo un'altra birra e coca cola e ripartiamo.<br /><br />-Speriamo di arrivare quando &egrave; ancora giorno, si augura ad alta voce il nostro autista-tour operator Michele Cannizzaro.<br /><br />-Basta che teniamo le montagne a destra e il fiume a sinistra e non avremo problemi!, cerca di rassicurarci Pierpaolo.<br /><br />La strada del ritorno sembra pi&ugrave; lunga. Tutto bene fino a quando percorriamo la pista camionabile che costeggia immense distese che un tempo erano risaie e ora sono diventate deserto. Giriamo a sinistra e attraversiamo un dedalo di incroci tra piste di animali. Le montagne sono a destra. Continuiamo tra termitai e stormi di uccelli che svolazzano inseguendosi in cerca di cibo. Viene la sera. Lo splendido tramonto africano dipinto di rosso e arancio che a descrvere non si pu&ograve; immaginare ci saluta disegnando all'orizzonte montagne e savana.<br /><br />Si fa notte. Continuiamo a correre col toyota. E' buio. Non si arriva mai. Non abbiamo punti di riferimento.<br /><br />-Facciamo altri 10 km. Poi ci fermiamo e dormiamo in macchina, propone Michele.<br /><br />Dopo non pi&ugrave; di tre km tra gli arbusti e le foglie di improbabili alberi, vediamo dell'acqua. Ci fermiamo. Accendiamo le torce e sentiamo il fiume che scorre. Scendiamo con circospezione cercando di fare rumore. Osserviamo bene e vediamo il grande fiume. Ci siamo persi. La strada &egrave; strettissima passa appena la macchina con i rami che urtano graffiando gli sportelli.<br /><br />-Al primo slargo che incontriamo, ci fermiamo, ci rassicura Michele.<br /><br />Facciamo altri 100 metri e, non credendo ai nostri occhi, al lato della strada vediamo sorretto da due pilastri di cemento un grande cancello di ferro dipinto di grigio.<br /><br />-Forse &egrave; una missione! Riprende Michele. Suona ripetutamente col clakson e si ferma.<br /><br />Trascorrono alcuni lunghissimi minuti. Il cancello cigolado si apre. Escono una ventina di uomini armati fino ai denti con una lampada a pertolio che manda una luce sinistra in quella sera illuminata dalla luna a met&agrave;. Cerchiamo di vedere oltre il cancello e osserviamo in lontananza un grande piazzale sul fiume con camion e trattori parcheggiati da un lato. ( Ci diranno in seguito fonti non bene informate che era una base di americani al confine col Sudan.).<br /><br />Michele inizia a parlare in amarico. Loro non sembrano capire. Continua in inglese. Non capiscono. Interviene un giovane che inizia a fare da interprete parlando inglese e lingua &ldquo;CARO&rdquo;. Ci spiega che &egrave; pericolosissimo per loro accompagnarci. Stanno in guerra con gli Ahmer. La settimana passata in uno scontro erano morti in molti e se lo avessero preso di notte avrebbe fatto la stessa fine anche lui. Michele non si da per vinto. Promette soldi e il ritorno in macchina per chi ci avrebbe accompagnato. Si consultano tra gli anziani e si concorda il prezzo. Il giovane sale con noi e torniamo indietro.<br />Facciamo circa 15 chilometri lasciando vari segni sulla pista. Arrivati a una piccola biforcazione, il ragazzo ci fa segno di fermaci. Scende insieme a Michele e disegna sulla terra la strada da fare. Pianta un bastone con una busta di plastica sulla via e ci fa ceno di tornare.<br /><br />E' fatta! Lo riaccompagnamo, riprendiamo la strada del ritorno e, seguendo le indicazioni, dopo non pi&ugrave; un ora arriviamo a Murulle. Tutti ci stanno aspettando con il fuoco acceso. Stanchi, ma visibilmente contenti ci sediamo acconto alle nostre tende per una meritata e &ldquo;buonissima&rdquo; cena a base di tonno e scatolette di carne australiana.<br />Ore 07.00 di luned&igrave; 26 agosto 2002<br /><br />Sveglia con caff&egrave; e biscotti<br /><br />Ore 07.45<br /><br />Poliambulatorio della mutua di Murulle. 20 &ldquo;mutuati&rdquo; in attesa J . Giovani, donne e bambini.<br /><br />Ore 09.00<br /><br />Si parte. Ci sono due strade: la prima passa vicino a Omorate (la strada di ieri), &egrave; lunga cica 80 km. La seconda, invece &egrave; circa 10 km. E' una brutta strada, passa per le montagne, ma ci dicono che con un fuoristrada come il nostro &egrave; possibile passare. Facciamo un minimo di considerazioni e decidiamo per quest'ultima opzione. Dobbiamo andare al mercato di Turni che c'e il lunedi e quasi sicuramente potremo assistere alle cerimonie di agosto.<br /><br />Turni &egrave; un piccolo centro al centro del territorio della popolazione Ahmer. Tutti i luned&igrave; c'&egrave; il mercato. Maurizio aveva consigliato di non mancare perch&eacute; sicuramente si svolgeva il &ldquo;Salto del Toro&rdquo;.<br /><br />E' una delle ultime cerimonie di iniziazione rimaste in Etipia, ci disse. E' preceduta da una flagellazione delle donne della famiglia del ragazzo che far&agrave; il salto. Se il giovane sbaglier&agrave; sar&agrave; cacciato dal villaggio. Non &egrave; una cerimonia turistica. Se volete assistere conosco un ragazzo che vi pu&ograve; introdurre e vedere questo evento che presto scomparir&agrave; insieme alle usanze del popolo Ahmer. Non aggiunse altro, ma fu sufficiente per convincerci ma non mancare.<br /><br />Ore 10.00<br /><br />Abbiamo fatto appena 4 km in un ora, La strada &egrave; bruttissima: frane, guadi, macigni.La strada che si vede e si perde, per ricomparire dopo un km senza essere sicuri se sono tracce di animali o sentieri. L'unica cosa che ci rassicura sono delle tracce incerte di ruote di fuoristrada lasciate non meno di 4-5 giorni fa.<br /><br />-Chiss&agrave; se sono del toyota di Maurizio, si domanda Pierluigi.<br /><br />Ore 11.00<br /><br />La strada &egrave; leggermente migliorata. Non abbiamoancora visto n&eacute; animali, n&eacute; uomini. Solo qualche rara traccia di capre ci indica che c'&egrave; vita. Quasi all'orizzonte in cima ad una collina scorgiamo una capanna rettangolare con una croce sul vertice del tetto. Man mano che ci avviciniamo, si iniziano a vedere tracce di vita: in lontananza un recinto di rovi, poi quella che ci sembrava una chiesa. Senza parole e avanzando lentamente, la vediamo devastata: porte e finestre scardinate, delle lacerazioni alle sulle pareti che fanno filtrare luce.<br /><br />-Avvicinami la borsa con la pistola, chiede Michele a Gianni.<br /><br />Mentre un pochino preoccupati procediamo, uscendo correndo dai cespugli ci si piazzano davanti al Toyota una ventina di bambini di 3-5 anni. Cantano e ridono urlando e battendo le mani. Tiriamo un sospiro di sollievo e ci fermiamo. Arrivano altri bambini, arrivano le madri e donne del villaggio. Circondano la macchina e non ci fanno passare. Sul lato destro della macchina appare un vecchio con la faccia inespressiva con a tracolla un Kalashnikov. Sul viso ha stampato un sorriso &ldquo;alla Berlusconi&rdquo;. Non dice una parola, ma osserva in silenzio le donne e i bambini che cantano e battono ritmicamente i bracciali di ferro che hanno ai polsi e alle caviglie. Passano minuti interminabili. Capiamo che vogliono qualcosa da noi. Pierpaolo non capisace bene, Gianni farfuiglia qualcosa. Pierluigi bisbiglia a Michele:<br /><br />-Fai attenzione.<br /><br />Inizia la sceneggiata: Michele scende, cerca di parlare, ma non viene capito. Parlano una lingua sconosciuta. A gesti chiede di fare foto in cambio di soldi. Le donne guardano il vecchio, che annuisce. Pierluigi dalla macchina inizia a fare foto dal finestrino. Michele sposta dallo stesso lato donne e bambini. Li riunisce in gruppo per &ldquo;una foto di famiglia&rdquo; liberando la strada davanti alla macchina. Facciamo qualche foto.<br /><br />-Ecco i soldi per voi, dice Michele.<br /><br />Inizia a distribuire biglietti da un Birr ai bimbi. Un birr a ciascuno.<br /><br />-Datemi altri soldi!, continua.<br /><br />Senza perdere tempo glieli porgiamo.<br /><br />Continua la distribuzione, intervengono le donne. Michele d&agrave; biglietti anche a loro. Fa cadere dei biglietti per terra. Il vento li porta via. Inizia il caos: le madri che cercano di togliere i soldi ai bambini che scappano da tutte le parti. Michele risale rapidamente in macchina. Gli si pone una vecchia davanti con la mano tesa urlando parole incomprensibili. Sembra una maledizione. Raccoglie della sabbia, ci sputa sopra e la getta per terra. Michele si sporge dal finestrino, ingrana la marcia. Quasi investendola le mette 20 birr in mano. Evidentemente per lei &egrave; una somma enorme. Ha un attimo di esitazione. E' quanto basta! Sgommando e portando il motore in fuori giri, il nostro tour operator riesce ad allotanarsi.<br /><br />-Bravo Michele, urliamo in coro.<br /><br />Passano altri chilometri, poi un altro villaggio, di nuovo i bambini che cantando invadono la strada. Michele<br />Accelere e portando il motore su di giri per fare rumore inizia a suonare il clakson. Fa finta di andare contro ai bambini e alle donne che stanno sopraggiungendo. I bimbi si spaventano e scppano, le donne imprecano e noi ci allontaniamo.<br /><br />-Mi sa che era meglio l'altra strada, con ironia esclama Pierluigi.<br /><br />Ore 13,30<br /><br />Ecco un bivio, ricomincia la strada polverosan tracce di macchie e camion ci invitano a proseguire. Ecco Un villaggio, forse una citt&agrave;. Un posto di polizia con una bandiera che sventola al sole in cima a un palo telegrafico. SIAMO ARRIVATI A TURNI J !<br /><br />Dopo tanti giorni di savana deserto e desolazione finalmente la parvenza di un paese con contatti civili. C'&egrave; anche una strada che un tempo era stata asfaltata. Un albergo &ldquo;african style&rdquo; e un improbabile ristorante ci confermano che siamo arrivati a Turni. Dopo aver fatto vedere i documenti parcheggiamo la macchina al posto di poloizia e ci dirigiamo al mercato.<br /><br />Girando a piedi vediamo gli abitanti del villaggio, ma anche le donne della popolazione Ahmer.Sono bellissime. Hanno tutte un gonna di pelle conciata adornata con perline. Il resto del corpo &egrave; nudo coperto da collane e talvolta da delle lacere magliette. Hanno il corpo coperto di un unguento (forse grasso animale o olio) che luccica riflettendo il sole. Ai polsi e alle caviglie grossi bracciali di metallo che suonano con i loro movimenti. Sorridono, vogliono foto in cambio di pochi spicci.<br />Proseguiamo per il mercato.<br /><br />-E' il mercato pi&ugrave; povero che ho visto in Africa! Esclama Pierluigi. Vedo solo pochi pezzi di carbone, qualche seme, al massimo ce ne sono tre manciate per ogni bancarella. Niente vestiti, n&eacute; utensili e oggetti di artiginato!<br /><br />-Fermati che ti faccio una foto, interviene Pierpaolo.<br /><br />-Aspetta, che voglio comperare una collana da una di loro.<br /><br />-Che schifo, non vedi che sono sporche, unte e puzzolenti. Sono delle piccole ossa di capra legate con un budello!<br /><br />-Pensa per te, vedrai che se le lavo bene non puzzeranno pi&ugrave; e appese in salotto a Roma faranno la loro figura.<br /><br />-Quanto ti hanno chiesto?<br /><br />-Dieci birr (n.d.r. 2500 lire), ma vedrai che per cinque me la danno.<br /><br />Inizia la breve trattativa e alla fine per 6 birr + 2 fotografie di gruppo Pierluigi chiude la trattativa.<br /><br />-Certo che a Pierluigi , in fatto di tirchieria, i ragazzi israeliani incontrati al Mago park gli fanno un baffo, prendendo in giro, dice Michele.<br /><br />Riprendiamo il cammino, recuperiamo la macchina e andiamo al &ldquo;camping&rdquo; dove potremo mettere le tende.<br /><br />Appena usciti dal paese, vediamo l'argine di un fiume secco. Al centro del letto alcune donne Ahmer fanno con le mani un buco nella sabbia e iniziano a bere l'acqua che compare da sotto la sabbia.<br /><br />-Io sarei morto di sete e non avrei mai immaginato che in questo deserto a pochi cm. dalla superfice c'era l'acqua, esclama il solito Pierluigi.<br /><br />A pochi metri vediamo dei grandi alberi verdi con la enorme chioma ad ombrello che sembrano aspettarci. Dal nulla compare un uomo dal'et&agrave; imprecisabile. Vestito alla maniera locale: gonnellino corto, maglietta di Ives St. Laurent. un po' bucata, un frustino sotto l'ascella. Che con ampi gesti ci fa segno di accomodarci. Michele in amarico contratta il prezzo e ci sistemiamo.<br /><br />Ore 15.00<br /><br />Dopo aver montato le tende, scendiamo sul letto del fiume e ci si presenta davanti uno spettacolo incredibile che ci fa accapponare la pelle. In lontananza vediamo dei gruppi di donne che cantano, battono le mani e con una frusta in mano incitano un ragazzo dall'aria spaurita a colpirle. Le giovani (poi sapremo che sono delle parenti dei giovani) coperte di grasso quasi completamente nude, piene di ferite e cicatrici sulla schiena e sul tronco e con un fishietto in bocca in fila indiana si facevano colpire con tutta la violenza possibile dai giovani. Non un grido. Non un movimento per evitare il colpo. A spintoni facevano a gara per essere colpite.<br /><br />-Se ti sposi con una di quelle e ci litighi, se le flagellate non le sentono, devi usare solo il mitra, conclude Pierpaolo.<br />-Roba medioevale, continua Pierluigi.<br /><br />-Sono stanco, dice Michele sdraiandosi per terra. E SVIENE J !<br /><br />-Forse gli sar&agrave; andata per traverso la coca cola? Chiede Gianni.<br /><br />Dopo oltre un' ora di &ldquo;meritato riposo&rdquo; ci dir&agrave; che &egrave; stato uno sbalzo di pressione insieme alle frustate, il sangue e l'odore di grasso rancido che sentiva e la fame a causare quel piccolo malore.<br /><br />Il tempo non passa mai tra frustate dei vari gruppi, i giovani in disparte che venivano dipinti sul volto per l'iniziazione con colori estratti da pietre e vegetali, le donne frustate sdraiate per terra a riposarsi e gli anziani che sul greto del fiume sceglievani i rami di salice pi&ugrave; adatti per costruire fruste. L<br />Mentre apetiamo il tramonto ci si avvicina il ragazzo che ci aveva indicato Maurizio Meloni. E' un ragazzo di circa 16 o 18 anni magro e sorridente che dopo le presentazioni ci raconta:<br /><br />-Siamo alla cerimonia del &ldquo;Salto del Toro&rdquo;. Ogni anno in questo mese tutte le famiglie delle trib&ugrave; Ahmer si radunano per la ceriminia dell'iniziazione. E' un momento di grande importanza: I giovani per diventare adulti ed essere accettati dalla comunit&agrave; e dalle donne devono sottostare alla grande prova. Devono saltare per tre volte avanti e indietro una fila di ddieci tori allineati. Possono fare tre tentativi. Se falliscono verrano frustati e allontanati dal villaggio. Con la cerimonia della flagellazione le donne della famiglia vogliono dimostrare che il giovane deve avere coraggio a frustare le donne del villaggio allo stesso modo con cui loro non hanno paura a sottoporsi a flagellazione senza muoversi n&eacute; dare segni di dolore.<br /><br />La sessualit&agrave; delle Ahmer &egrave; abbastanza singolare, infatti non esiste n&eacute; la monogamia n&eacute; la fedelt&agrave;. Anzi se una donna non ha rapporti con uomini, vuol dire che non &egrave; desiderabile e questo &egrave; un'ignominia.<br /><br />-Beati i ragazzi di queste parti, sussurra in un orecchio Pierpaolo a Pierluigi.<br /><br />-Peccato che ci vorrebbero almeno quattro giorni di bagno in acqua e sapone per togliere il grasso e le decorazioni, risponde Pierluigi.<br /><br />-In ogni caso sono delle donne bellissime, concordano in coro sorridendo.<br /><br />-Venite con me, vi far&ograve; assistere alla cerimonia, e ci fa cenno di seguirlo ci interrompe il giovane.<br /><br />Iniziamo a camminare sopra una collina che sovrasta il letto del fiume in secca, insieme a noi a gruppi anche quelli del villaggio. Gli Ahmer non sembrano preoccuparsi degli estranei e continano a salire a piccoli gruppi<br />Arriviamo sul piccolo altipiano, arrivano mandrie di tori che copaiono dietro una nuvola di polvere. L'atmosfera si fa pi&ugrave; concitata. Alcune donne si fanno strada litigandi tra loro per essere frustate. Scene di isterismo collettivo. Gli uomini da una parte che istruiscono il giovane da iniziare, le donne che danzano ritmando una danza tribale. Il ritmo che si fa frenetico. Mischiati tra loro Altri giovani del villaggio vestiti da europei che incitano le givani. Si accosta a Pirluigi un ragazzo con la pettinatura a &ldquo;sumatura alta&rdquo;, gli occhiali Ray Ban a goccia, con un filo d'erba tra le labbra, quasi a masticare una ceewing gumm e rivolgendosi a un suo amico esclama a voce alta in Amarico.<br /><br />-Guarda quel Galla (Pierluigi), deve essere proprio un poveraccio! Ha lo stesso orologio che da noi vendono al mercato!<br /><br />-Caro Dr. Pierluigi Casa pediatra di fama internazionale, esclama Michele Cannizzaro noto imprenditore italiano in Etiopia, ti sei fatto riconoscere anche qui!!!!!!!!!! J<br /><br />Non fa in tempo a finire la frase che improvvisamente cala un silenzio spettrale su tutta la spianata. Da una parte il sole in un tramonto africano: una palla rossa di fuoco che si nasconde tra nuvole e arbusti. Dall'altra i tori allineati nervosi uno affianco all'altro. A far da cornice le donne Ahmer in attenta osservazione e gli uomini a circondare, quasi a proteggere i giovani completamente nudi pronti per la cerimonia iniziatica. Esce dal gruppo anche lui completamente nudo il nostro giovane amico. Non ha ornamenti. Inizia a correre, salta calpestando la schiena dei tori. Una volta, torna indietro, una seconda volta, ritorna, una terza volta. Alla fine della prova scende a terra con la grazia di una gazzella. Tutti ammutoliti approvano, subito dopo il primo giovane, appare impaurito, salta, sembra indeciso, continua, scivola, ma si rialza. Inizia da capo. Al secondo tentativo riesce! Seguono altri tre giovani. Poi &egrave; grande festa: le donne cantano, i giovani si rallegrano, gli anziani appaiono orgogliosi e soddisfatti.<br /><br />Il sole &egrave; tramontato, non &egrave; ancora buio, ma tutti ci allontaniamo pensando:<br /><br />-Chiss&agrave; se si rivedr&agrave; ancora! Tra pochi anni tutto ci&ograve; sar&agrave; solo il lontano ricordo di una tradizione millenaria!<br /><br />Rientriamo al campo, ci scambiamo impressioni e riflessioni. Arriviamo alle nostre tende. Controlliamo che tutto sia ok. Mentre decidiamo il da farsi,scorgiamo in uno slargo non lontano da noi due fuoristrada. Sono i milanesi di qualche giorno fa! Osserviamo la loro splendida performance: Tende, cucina da campo, doccia, salottino con tavolo, sedie e frigo bar, la toilette. Il cuoco, il cameriere e l'autista concludono il gruppo.<br /><br />-Avranno speso almeno 18 milioni per 20 giorni, riflette Michele.<br /><br />-Noi con autista-meccanico-che fa anche da cameriere in quattro, a parte la macchina spenderemo meno di un quinto, si rincuora Pierpaolo.<br /><br />-Grazie Tour Operator, gridiamo tutti in coro, rivolgendoci a Michele.<br /><br />Le poche persone presenti al nostro schiamazzo si girano.<br /><br />-Penseranno che siamo italiani, sorridendo ci diciamo.<br /><br />Non ci va di cucinare e saliamo al villaggio.<br /><br />Senza troppa fatica ritroviamo il ristorante-albergo &ldquo;african-style&rdquo; che avevamo visto al mattino: tetto in lamiera, pareti di fango verniciate di smalto verde scrostato, una piccola lampada a olio che illumina i pochi tavolini sporchi di grasso. Alcuni sgabelli completano l'arredamento. Ordiniamo birra e tips e ci sediamo. I nostri commensali anche se abbastanza bevuti appaiono molto ospitali. Mentre consumiamo il nostro pasto frugale, appare dal nulla un &ldquo;omino bianco&rdquo; sulla cinquantina. Ha i capelli grigi, dei baffetti molto curati, perfettamente sbarbato con camicia e pantaloni in tela puliti ma un po' sgualciti. Sorridendo, con accento tedesco ci dice: Hallo!<br /><br />-Siediti con noi, invita Michele.<br /><br />-Grazie, una birra per tutti ordina il tedesco.<br /><br />E' simpaticissimo! Fa l'ingegnere. Ha lavorato per molti mesi come docente all'Universit&agrave; in Sud Africa. Ora ha finito l'incarico e sta tornando a piedi in Germania.<br /><br />Lo guardiamo attoniti e stupefatti e Pierpaolo timidamente gli chiede:<br /><br />-Come &egrave; venuto fin qui?<br /><br />-A piedi, risponde candidamente.<br /><br />-Mi racconti qualcosa in pi&ugrave;?<br /><br />-Sono un professore universitario, ho lavorato a un progetto per oltre due anni, ora &egrave; terminato e sto tornando a casa. Iniziero all'universit&agrave; di Monaco a novembre.<br /><br />Sono partito quattro mesi fa,ho utilizzato autobus, treni, autostop, bici. Ho traversato il Sud Africa, il Malawi, la Tanzania, il Kenya e sono arrivato foin qui.<br /><br />-E come proseguirai?<br /><br />-Andr&ograve; a nord verso il Sudan,Egitto, Giordania, Siria e Turchia, poi non ho ancora deciso se prendere l'aereo oppure continuare in treno fino a Monaco.<br /><br />-Ma &egrave; un viaggio difficile e pericoloso!<br /><br />-Non direi. Difficile? Abbastanza! Per&ograve; quando ho traversato buona parte dell'Asia il Tibet Nepal e Mongolia &egrave; stato pi&ugrave; complicato. Pericoloso? Assolutamente no! Io viaggio da solo, con me non ho nulla, non c'&egrave; motivo per cui mi debbano rapinare o debba succedermi qualcosa, mi confondo perfettamente con tutte le persone che incontro o con cui viaggio.<br /><br />-Questo &egrave; il mio email, quando arrivertai in Germania ti sarei grato se potessi scrivermi. Sono curioso di sapere quando arriverai, con quali mezzi e seguendo quale itinerario.<br /><br />-Sicuramente lo far&ograve;!<br /><br />Finiamo di mangiare e, dopo esserci calorosamente salutati ce ne andiamo ognuno per la propira strada.<br />Usciamo dal ristorante illuminato dalla sua piccola lampada a olio e iniziamo a camminare sotto il cielo illuminato dalle stelle. Soffia una leggerissima brezza che disperde il calore accumulato durante il giorno.<br /><br />Ritornati al campo vediamo i Milanesi in versione &ldquo;camping africano di lusso&rdquo; che sorseggiano un the alla lce della camping gas da 300 watt. Un breve cenno e:<br /><br />-Volete un bicchiere di vino? Invita Michele.<br /><br />-Accomodatevi per un dolce, risponde Lei.<br /><br />-Dove siete diretti?<br /><br />-Giriamo tutta l'Etiopia, impiegheremo tre settimane.<br /><br />-Mi sembra che vi siete organizzati abbastanza bene.<br /><br />-E' il massimo che potevamo avere qui.<br /><br />-Una vacanza nel migliore albergo delle isole Tonga sarebbe stata pi&ugrave; comoda e sarebbe costata la met&agrave;, interrompe acidulo il marito.<br /><br />-Ma qui siamo in Africa vera e stiamo assistendo a eventi che presto non ci saranno pi&ugrave;, ribadisce Lei<br /><br />-Meno male che arriver&agrave; il progresso. Non sono problemi miei. Dubito che ti riaccompagner&ograve; ancora.<br /><br />Passiamo la serata senza particolari emozioni e in completo relax.<br /><br />Alle tre andiamo a dormire e il giorno dopo il grande ritorno.<br /><br />Mercoled&igrave; 28 agosto<br /><br />Ore 15.00<br /><br />Sorprendentemente presto arriviama al lago di Awasa. E' un posto incredibile. C'&egrave; la pi&ugrave; alta concentrazione di coccodrilli mai vista.<br /><br />Affittiamo una piccola barca in lamiera e ci avventuriamo portati da un piccolo motore foribordo.<br /><br />Davanti a noi si librano enormi stormi di pellicani che coprono il cielo. Il lago calmo sui cui solcano zattere spinte da remi a pertica di pescatori in precario equilibrio e solitari pescatori che tirano piccole reti e pesci a traino.<br /><br />Svoltiamo un ansa e sdraiati domicchianti al sole ci appaiono centinaia di grossi coccodrilli. Qualcuno di loro pigramente si immerge. Guardiamo meglio e a pochi metri decine di occhi ci osservano da sotto il pelo dell'acqua.<br /><br />Inorriditi ci rendiamo conto hce sono coccodrilli sommersi per nulla spaventati dalla nostra presenza.<br /><br />-Non vi preoccupate,ci dice il barcaiolo, sono protetti e non aggressivi.<br /><br />Improvvisamente tutti i nostri &ldquo;amici&rdquo; si alzano e correndo fuggono in acqua.<br /><br />-Che succede? chiede Gianni.<br /><br />-Sono arrivati i bracconieri, risponde il barcaiolo indicando alcune persone che camminano sulla riva.<br /><br />-Ma non &egrave; pericoloso per loro?<br /><br />-Per loro no, per i coccodrilli si.<br /><br />-Ma i pescatori con le zattere non hanno mai incidenti?<br /><br />-E' raro, &egrave; pi&ugrave; frequente per i bracconieri.<br /><br />-Come mai?<br /><br />-Spesso vanno di notte ubriachi a catturare i coccodrilli e cadono in acqua, oppure si addormentano sulla riva e vengono mangiati. Accadono una ventina di incidenti l'anno.<br /><br />-Credo che sia ora di tornare, sta venendo la notte, suggerisce Pierpaolo.<br /><br />Rientramo. Lo spettacolo &egrave; bellissimo:il tramonto, i riflessi del tramonto da una parte e del cielo della sera dall'altra. Continuiamo per l'albergo. Finalmente una doccia e un letto accolgono le nostre ossa rotte dalla fatica.<br /><br />Gioved&igrave; 29 agosto<br /><br />Rientro a Langano. Siamo a casa. Lo splendido chalet in legno fatto costruire da Michele sul lago &egrave; terminato.<br /><br />Un tempo di record. Dieci giorni. Si continua a dormire su un letto. Sempre una bella doccia e il bagno nel lago al mattino.<br /><br />Venerd&igrave; 30 agosto Addis Abeba<br /><br />Ci sembra New York. Finalmente luce elettrica, un bar, lo Sheraton (&egrave; il pi&ugrave; grande e bello al mondo).<br /><br />Giunge la sera, Michele ci invita a cena al &ldquo;Caff&egrave; de la gare&rdquo;. E' un posto incredibile. Ci accoglie un personaggio incredibile, si chiama Morgan e parla italiano. E' un Etiopico abbastanza grosso, alto 1metro e 90. Ha i capelli grigi e ricci che fitti germogliano dalla testa sollevandosi in verticale per oltre25 centimetri. Ne avevo sentito parlare anche in Italia. Sorridendo ci fa accomodare a un tavolo innanzi al quale si esibiscono a frotte &ldquo;cubo girls&rdquo; sculettanti. E' uno spettacolo simpaticissimo e indescrivibile. Mangiamo in modo eccellente, sembra un ambiente familiare a Michele e agli amici che sono con noi. Dicono di non conoscere nessuno, ma li salutano tutti - Mah!! J .<br /><br />Finiamo di mangiare e Michele ci invita per un Drink in un altro locale.<br /><br />Ci accoglie gentilmente un altro amico di Michele. C'&egrave; un orchestra. Suona il chitarrista del gruppo di Bob Marley. E' un personaggio! Avr&agrave; all'incirca 60 anni, giovanile, ma &ldquo;strano&rdquo;. Magrissimo, fuma come un turco. Ha i capelli grigi. Ci guarda, sembra cercare l'ispirazione e inizia col gruppo. E' superlativo, un po' demod&egrave;, ma senzaltro a mio giudizio pi&ugrave; gradevole di Mino Reitano che canta &ldquo;Italia,Italia&rdquo;.<br /><br />Sono le tre del mattino. La festa e il viaggio si allontanano. Michele e gli amici ci accompagnano prima all'hotel e poi all'aeroporto. Ci salutiamo. Un abbraccio e un arrivederci alla prossima avventura.<br /><br />-Buon ritorno a Roma! Vi aspetto per andare in Dancalia, il deserto pi&ugrave; difficile da scoprire. Appena trover&ograve; i riferimenti giusti per viaggiare in sicurezza vi chiamer&ograve; e ripartiremo insieme! Spero che non debba passare pi&ugrave; di un anno o due! Ci augura Michele abbracciandoci e salutandoci.<br />&#8203;<br /><strong>Dr. Pierluigi Casa</strong></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Missione a Luebo]]></title><link><![CDATA[http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/missione-a-luebo]]></link><comments><![CDATA[http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/missione-a-luebo#comments]]></comments><pubDate>Tue, 08 Dec 1998 23:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[appunti di viaggio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.pierluigicasa.com/appunti-di-viaggio/missione-a-luebo</guid><description><![CDATA[ UN VIAGGIO AI CONFINI DEL MONDO PER UN BUON NATALE A CHI NON L'HA MAI AVUTOVerso la fine del mese di novembre &egrave; venuta a trovarmi la madre di due bambini che curo da cinque anni insieme a una mia amica e al direttore delle scuole elementari e materne del 53&deg; Circolo Merelli di Roma, scuola che frequentano i miei figli, dicendomi: abbiamo deciso di inviare degli aiuti umanitari a dei bambini dell'ex Zaire come regalo di Natale. Abbiamo pensato di inviarli a Goma o a Bucavu che si trov [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:right;height:0px'></span><span style='display: table;width:333px;position:relative;float:right;max-width:100%;;clear:right;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/editor/zaire2.jpg?1515452429" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><strong>UN VIAGGIO AI CONFINI DEL MONDO PER UN BUON NATALE A CHI NON L'HA MAI AVUTO</strong><br />Verso la fine del mese di novembre &egrave; venuta a trovarmi la madre di due bambini che curo da cinque anni insieme a una mia amica e al direttore delle scuole elementari e materne del 53&deg; Circolo Merelli di Roma, scuola che frequentano i miei figli, dicendomi: abbiamo deciso di inviare degli aiuti umanitari a dei bambini dell'ex Zaire come regalo di Natale. Abbiamo pensato di inviarli a Goma o a Bucavu che si trovano vicino al Burundi sul lago Kivu.&nbsp;<br /><br /><span style="color:rgb(102, 102, 102)">Gli risposi: l&igrave; c'&egrave; la guerra non ci si pu&ograve; andare, inoltre non ci si pu&ograve; arrivare direttamente senza affidarsi a Organizzazioni Umanitarie Internazionali, non ci sono trasporti e non ci sono aerei; quando ci sono stato nel 1994 mi sono reso conto che se accadono imprevisti &egrave; difficile uscirne fuori.<br />Comunque se avete deciso per il Congo vi posso aiutare, infatti da circa due anni ho iniziato a inviare aiuti alla Diocesi di Luebo nel Kasai Occidentale.&nbsp;<br /><br />Purtroppo gli aiuti umanitari arrivano nelle capitali o dove c'&egrave; il fronte della guerra. Chi ha la sorte di vivere in un paese in guerra lontano da tutto non ha niente, muore. Chiesi l'autorizzazione al presidente dell'AFMAL, approv&ograve; e inizi&ograve; la missione in emergenza. Suggerii di portare come capo missione Padre Jose Muamba Bamubili, un parroco congolese che vive in Sicilia vicino Palermo e che conosco molto bene. Fu preparata una lettera che fu data a tutti i 1650 bambini delle scuole interessate nella quale si chiedevano supporti per la scuola, vestiti per bambini e soldi per la spedizione. Di materiale ne venne raccolto molto ma di soldi pochi, comunque non bastavano per la spedizione. Non importa, tra parenti e amici, riuscimmo a trovare quasi tutto. Non potevamo lasciare i bambini senza regalo di Natale.&nbsp;<br /><br />Per spendere il meno possibile scegliemmo come compagnia aerea la Ethiopian Airline. Passa per Addis Abeba, Kinshasa, Lom&egrave;, Abijan, Addis Abeba, Roma. Un poco stancante ma economico.</span><br /><br /><strong>Mercoled&igrave; 9 Dicembre1998:&nbsp; inizia la missione</strong><br />E' arrivato a Roma Padre&nbsp; Jose' Muamba da Palermo, tutti insieme andiamo da Mons. Kabongo (casualmente si trovava a Roma). Vescovo e Arcivescovo della Diocesi di Luebo, Vicepresidente della Conferenza Episcopale del Congo. Per otto anni &egrave; stato segretario del Papa Giovanni Paolo II.&nbsp;<br /><br />E' molto contento di questa iniziativa, ma non crede che riusciremo ad arrivare a Luebo in cos&igrave; poco pochi giorni, in Africa le distanze sono molto lunghe. Il Congo &egrave; grande come l'Europa e le strade non sono asfaltate. Inoltre questo &egrave; il periodo delle piogge.&nbsp;<br /><br />Ci augura buona fortuna e ci consegna una lettera di benedizione in prega tutti coloro che ci incontrano, civili e militari, di aiutarci in quanto missione umanitaria protetta dal Vescovo di Luebo.&nbsp;<br /><br />&#8203;Sar&agrave; la nostra salvezza. Ore 23.00 : Si parte dall'aeroporto di Roma con i nostri 809 kg. di materiale al seguito. Siamo in tre: Padre Jos&egrave; Muamba, Rossella Mercurio ( la madre dei miei piccoli pazienti, in qualit&agrave; di addetto culturale delle scuole del 53&deg; Circolo promotore dell'iniziativa) ed io in rappresentanza dell'AFMAL.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <span class='imgPusher' style='float:right;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:right;max-width:100%;;clear:right;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/editor/back-copertina-small_4.jpg?1515452555" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 10px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Abbiamo portato tutto, niente &egrave; stato perso, abbiamo consegnato tutto personalmente ai bambini, alla Diocesi e all'Ospedale di Luebo. E' stato un viaggio lungo e pieno di difficolt&agrave;. Abbiamo superato il sovrappeso all'aeroporto di Roma. Abbiamo superato lo scalo ad Addis Abeba. L'arrivo a Kinshasa. I militari. Il permesso per la zona mineraria. Il permesso del Ministero degli Interni. Il permesso del ministero degli Esteri. Non avevamo nulla di tutto questo, ogni volta che superavamo un ostacolo se ne presentava un altro. Lo sdoganamento a Kinshasa &egrave; stato pieno di difficolt&agrave;. I pacchi sulla pista dell'aeroporto avevano gi&agrave; preso un'altra direzione.<br /><br /><span style="color:rgb(102, 102, 102)">Gli siamo corsi dietro a riprendercelipassando attraverso il tapis roulant. Lo stress dei militari per l'arrivo del Presidente Kabila. All'aeroporto tutti che vogliono portare i bagagli, venti persone su una valigia. Basta toccarla che si ha il diritto di essere pagati. Non dobbiamo mai perdere la pazienza. Padre Jos&egrave; Muamba ci guidava con la sua calma e serenit&agrave;. Tempo record di sdoganamento: un giorno.<br />Abbiamo superato tutti gli ostacoli, la lettera di Mons. Kabongo ci ha protetti e fatto superare tutte le difficolt&agrave;. Abbiamo incontrato la pioggia tropicale. Gli scatoloni di cartone degli aiuti umanitari incominciano a sciogliersi. Rifacciamo tutte le casse. Sono le cinque del pomeriggio di sabato 12 dicembre. Domani si riparte per Kananga l'ultimo posto che in Congo si pu&ograve; chiamare citt&agrave;. Domenica 13 dicembre: Aeroporto di Kinshasa. Un funzionario di polizia ci blocca.</span><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:268px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="http://www.pierluigicasa.com/uploads/1/1/6/9/116940401/published/zaire3.jpg?1515452629" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Mancano dei documenti. E' l'ultimo volo, se ne riparla tra due giorni. Siamo preoccupati. Padre Gioacchino, un sacerdote domenicano amico di padre Jose' che abbiamo incontrato per caso all' aeroporto ci salva e ci aiuta a partire. Kananga ore 13.00. Ci ritirano i passaporti. Padre Gioacchino interviene nuovamente. Risolviamo con una multa. Luned&igrave; 14 dicembre. Kananga. Nuovo sdoganamento. Ci aiuta la Diocesi di Luebo. Troviamo un piccolo aereo CESNA che con due viaggi ci pu&ograve; portare a Luebo. Apriamo le casse e mettiamo dentro l'aereo tutto il possibile.<br /><br /><span style="color:rgb(102, 102, 102)">Il carico supera di almeno 200 kg. il peso massimo al decollo consentito. Piove non possiamo partire. Ore !5.00 smette di piovere. Forse ce l'abbiamo fatta. Sono preoccupato perch&eacute; la pista di atterraggio in terra battuta a Luebo forse &egrave; allagata. La pista di Kananga sembra non finire mai. L'aereo lentamente prende velocit&agrave; e dolcemente si alza dal suolo. Passano 45 minuti che non finiscono mai. Vediamo un prato in mezzo alla foresta tropicale. E' la pista di atterraggio. Ci sono dei tronchi d'albero in mezzo. I militari ci aspettavano per questa mattina e non vedendoci hanno nuovamente messo i tronchi sulla pista per non fare atterrare gli aerei dei ribelli.&nbsp; Il pilota Pierwilly sorvola&nbsp; alcune volte a bassa quota il campo. Arrivano i militari e tolgono gli alberi.<br /></span><br />Possiamo atterrare. C'&egrave; fango e acqua sulla pista. Siamo molto pesanti. Atterraggio perfetto. Applaudiamo a Pierwilly. Quando scendiamo siamo circondati da militari molto sospettosi e nervosi. Ci viene incontro anche il parroco della chiesa di Luebo. Ci controllano, ma quando vedono cosa trasportiamo si rilassano. Inizia la festa dei bambini e del villaggio. Padre Jos&egrave; recita una preghiera di ringraziamento. Siamo commossi. Carichiamo tutto su una Jeep e partiamo per i due chilometri che ci aspettano al di l&agrave; del fiume. Dopo 500 metri ci fermiamo. Incontriamo un camion impantanato.&nbsp;<br /><br />&nbsp; Un gigante alto circa due metri con una forza incredibile spala come un forsennato per oltre 30 minuti sotto le ruote del Camion. Non &egrave; neanche affannato. Si ferma, si rivolge verso padre Jos&egrave; Muamba e con le lacrime agli occhi dice: Grande fratello, sei proprio tu?. Erano quattro anni che non si vedevano, Jos&egrave; sapeva che era stato ferito in guerra, poi nessuna notizia. Il fratello di Jos&egrave; si chiama Giovanni Martino Kapuco, che significa "piccolo topo". E' nato prematuro, a vederlo non sembra. Vive in un altra citt&agrave; e si trova l&igrave; per caso. E' stato chiamato per aggiustare quel camion e non sapeva del nostro arrivo, proseguiamo e arriviamo a notte fonda alla Diocesi.&nbsp;<br /><br />Ci aspettano. La festa &egrave; grande. Scarichiamo dalla jeep il carico. Non c'&egrave; luce. Il cielo risplende con milioni di luci. Appaiono due stelle cadenti. Ci scambiamo uno sguardo, forse tutti noi abbiamo desiderato la stessa cosa. Mangiamo spaghetti, pesce e manioca che ci hanno preparato le suore e andiamo a dormire. Alle sei comincia la nuova giornata. Padre Jos&egrave; celebra la messa, incantati ascoltiamo i canti africani che l'accompagnano. Fuori i bambini ci aspettano. Non hanno mai ricevuto un regalo per Natale in vita loro. Non hanno mai visto un uomo bianco ad esclusione di qualche missionario. Sono molto eccitati.&nbsp;&nbsp;<br /><br />Distribuiamo loro quante pi&ugrave; cose possibile. Sono felici. Ci viene da piangere. Loro iniziano a cantare e ringraziano i bambini di Roma. Ci separiamo. Padre Jos&egrave; e Rossella continuano a visitare altre scuole, io vado a visitare la scuola infermieri e l'ospedale. La scuola &egrave; molto ordinata ma non hanno strumenti a disposizione. Le tavole didattiche sono talmente consumate che sono diventate trasparenti. Lo scheletro di anatomia non ha pi&ugrave; ossa, il manichino per le lezioni di ostetricia &egrave; come l'orsetto consumato di peluche che hanno i nostri bambini quando dormono. Gli manca un braccio e la testa &egrave; attaccata al corpo con un filo. L'ospedale &egrave; desolante, non ha nulla. Di 200 posti letto solo 10 sono occupati. Nessuno ha i 3 dollari che servono per la degenza. Si muore senza sapere perch&eacute;. Incontro l'ostetrica. Ieri sono nati due bambini. Sono bellissimi.&nbsp;<br /><br />Tutti i bambini sono bellissimi. Uno di loro ha un pannolino, forse l'avevano conservato per le grandi occasioni. Mi viene incontro un medico ruandese. E' arrivato l&igrave; con la moglie e i figli. Sono riusciti a fuggire dai massacri del Ruanda, hanno fatto 2000 chilometri a piedi o con mezzi di fortuna. E' molto bravo fa molte cose senza poter disporre di nulla. Mi ha ringraziato del materiale chirurgico che gli avevo mandato qualche mese fa. L'ultimo intervento di appendicite lo aveva fatto con l'ultimo filo a disposizione, con una lama di bisturi usata, con una pinza Kocher, senza forbici e senza guanti. Ho finito tutto mandami dall'Italia&nbsp; qualcosa se puoi, mi ha detto.&nbsp;<br /><br />Lo aiuter&ograve; sicuramente. Sento suonare un clacson di una macchina. Esco fuori. Sono venuti a prendermi. Siamo terribilmente in ritardo: sono le 9,30 e alle 10,00 abbiamo a Kananga la coincidenza per Kinshasa, unico volo settimanale, se lo perdiamo non possiamo tornare in Italia. Corriamo verso la pista dell'aereo. I militari ci fermano e ci chiedono i permessi. Torniamo indietro, andiamo a casa del loro comandante, padre Jos&egrave; lo stordisce di parole. Lo carichiamo sulla Jeep, lo usiamo come passpartout. Sono le 10,15 &egrave; tardissimo il pilota Pierwilly &egrave; arrabbiatissimo. Speriamo nei tempi africani. Decolliamo alle 10,45. Il pilota chiama la torre di controllo pregando di aspettarci. Arriviamo alle 11,15. L'aereo della Congo Airline &egrave; ancora sulla pista. Ce l'abbiamo fatta. Scendiamo dalla scaletta e montiamo sull'altra, senza ceck-in, senza niente. Gli amici della diocesi arrivano in pista a salutarci. Arriviamo a Kinshasa. La mattina dopo andiamo a confermare il volo per l'Italia. Padre Jos&egrave; si accorge che gli serve un foglio di immigrazione per tornare in Italia. Sono le 11,00, alle 14,00 dobbiamo essere all'aeroporto. Padre Jos&egrave; ancora non riesce a ottenere il visto. Sono le 14,30 amareggiati andiamo all'aeroporto. In qualche modo riusciamo a imbarcare tutti i bagagli, anche quello di Jos&egrave;. Chiamano il volo, Jos&egrave; non arriva. Andiamo verso l'aereo quando Jos&egrave; compare. Esplodiamo di gioia. Ce l'abbiamo fatta. &nbsp;&nbsp;<br /><br /><strong>Missione Compiuta.</strong></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item></channel></rss>